Vai al contenuto
Offerte

Google ricorre contro l’UE: Gemini rischia il trono su Android

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

Google ha deciso di non accettare in silenzio le richieste dell’Unione Europea e ha scelto di portare la partita in tribunale. Il gruppo ha infatti presentato un ricorso alla Corte Generale dell’UE in Lussemburgo contro due decisioni della Commissione Europea legate al Digital Markets Act, la normativa che obbliga i grandi colossi della tecnologia ad aprirsi alla concorrenza. Le misure contestate toccano due prodotti chiave dell’azienda, cioè Android e Google Search. Se dovessero passare, l’esperienza di chi utilizza uno smartphone Android cambierebbe in maniera piuttosto evidente.

Gemini potrebbe perdere il suo posto privilegiato su Android

La parte più interessante per chi ha in tasca un telefono Android riguarda gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale. La Commissione chiede che, entro 12 mesi dalla decisione di luglio, Google consenta agli assistenti AI concorrenti di integrarsi più a fondo nel sistema operativo, con lo stesso livello di accesso che oggi è riservato a Gemini. Tradotto in termini pratici, l’obiettivo è che un utente possa scegliere ChatGPT o qualsiasi altro assistente come predefinito e richiamarlo con un comando vocale, esattamente come accade adesso con la soluzione di casa Google.

Sulla carta si tratterebbe di un cambiamento capace di offrire molta più libertà di scelta. Oggi Gemini gode di una posizione di vantaggio difficile da scalfire, proprio perché è l’unico a dialogare con il sistema in modo così profondo. Aprire quella porta anche ai rivali significherebbe mettere tutti sullo stesso piano, almeno dal punto di vista tecnico.

Dati di ricerca e privacy, il punto su cui Google non cede

La seconda richiesta riguarda invece il motore di ricerca. Entro gennaio 2027 la Commissione vorrebbe che Google condividesse una parte dei dati di ricerca raccolti con i motori concorrenti. Il ragionamento è abbastanza lineare. Google gestisce un volume di ricerche talmente enorme da godere di un vantaggio strutturale sugli avversari, e quelle informazioni servono anche ad addestrare e perfezionare i sistemi di intelligenza artificiale, che sempre più spesso si sovrappongono alla ricerca tradizionale.

Proprio su questo fronte l’azienda si mostra più contraria. Oliver Bethell, senior director per la concorrenza di Google, sostiene che le persone si affidano alla ricerca per domande molto personali, dai problemi di salute alle questioni sentimentali. Condividere quei dati senza garanzie adeguate, secondo il manager, potrebbe provocare “danni irreversibili” alla privacy degli utenti. Si tratta di un argomento tutt’altro che campato in aria, anche se è difficile non notare quanto faccia comodo a Google tirarlo fuori proprio in questa occasione. Basterebbe infatti fissare regole ferree sulla gestione delle informazioni condivise perché la questione della riservatezza smetta di essere un ostacolo, almeno per Google.

C’è poi un dettaglio da non trascurare. Il gruppo non è stato accusato di aver violato le norme europee, perché la Commissione per ora si sta limitando a definire in che modo l’azienda dovrebbe adeguarsi al DMA. La posta in gioco resta comunque alta. Se Bruxelles riuscisse davvero a imporre queste regole, il modo in cui le persone interagiscono con i propri smartphone potrebbe cambiare in maniera strutturale, e non soltanto per chi usa Android, forse nemmeno solo all’interno dei confini europei.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
23 Condivisioni