Da adesso gli sviluppatori di app e giochi Android possono usare metodi di pagamento esterni restando dentro il Google Play Store, una svolta che tanti attendevano da tempo. La novità non arriva dal nulla, ma è il frutto della lunga battaglia legale portata avanti da Epic Games dopo il famoso Fortnite Ban. Vale però solo per alcune aree geografiche, quindi vale la pena mettere subito i puntini sulle i.
Per la precisione, le nuove regole si applicano al Regno Unito e ai Paesi dello Spazio economico europeo, cioè i ventisette Stati dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein e Norvegia. La Svizzera resta fuori. Il punto interessante è economico: per gli sviluppatori vendere app e gestire gli acquisti in-app diventa meno costoso, con la speranza che i risparmi si traducano in prezzi più bassi anche per chi compra.
Le nuove commissioni sul Play Store
Il cuore della novità sta nella ristrutturazione delle regole sulle commissioni. Per il primo milione di dollari di ricavi annuali, ovvero circa 920 mila euro, la percentuale scende al 10 per cento invece dello storico 30 per cento. Vale a prescindere dal metodo di pagamento scelto, il che è già di per sé un cambiamento non da poco.
Oltre quella soglia le cose si complicano parecchio. Per alcune tipologie di transazioni, in particolare quelle diverse dagli abbonamenti con rinnovo automatico, la commissione può variare in base a diversi fattori. Tra questi conta anche il momento in cui l’utente ha installato l’applicazione, un dettaglio che pesa più di quanto si pensi.
Qui entra in gioco una distinzione precisa. Google separa le nuove installazioni, cioè le app scaricate dopo l’entrata in vigore delle nuove regole nel relativo mercato, dalle installazioni esistenti, ovvero quelle già presenti prima. Per le installazioni esistenti ci sarà un 5 per cento di costo extra per chi continua a usare Google Play Billing, il sistema di pagamento integrato del Play Store. Chi sceglie i metodi esterni non paga questo extra, ma le commissioni restano comunque, comprese tra il 10 e il 15 per cento.
Sconti legati alla qualità delle app
Non finisce qui, perché Google ha previsto anche delle riduzioni per gli sviluppatori che aderiscono ai programmi Level Up e Apps Experience. Sono iniziative pensate per premiare chi tiene alta la qualità delle applicazioni pubblicate. In pratica viene incentivato chi mantiene bassi i tassi di crash, chi garantisce una buona compatibilità con l’ecosistema Android e chi adotta le funzionalità raccomandate dall’azienda.
L’idea di fondo è chiara: offrire agli utenti un’esperienza più affidabile. Alle nuove condizioni economiche si affiancano quindi dei criteri legati alla qualità del software distribuito. Un modo per dire che non conta solo quanto si paga, ma anche quanto bene funziona quello che finisce sul telefono di chi scarica le app.