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Chi usa Google Find Hub per rintracciare telefono, cuffie o tracker si ritrova adesso con una scheda in più, dedicata agli oggetti la cui posizione viene affidata alla memoria di Gemini. La novità arriva con l’ultimo aggiornamento dell’app e completa una delle cinque funzioni annunciate nell’Android Drop di settembre 2026, quella che permette all’assistente di salvare e poi restituire il punto esatto in cui è stato appoggiato un oggetto qualsiasi. Non un dispositivo connesso, quindi, ma le chiavi di casa, il passaporto, il caricatore che spariscono sempre nel momento meno opportuno.
Il servizio, per chi lo avesse perso di vista, in Italia si è chiamato prima Trova il mio dispositivo, poi Funzioni Trova, e infine Find Hub. Dall’inizio del 2025 ha allargato il proprio raggio d’azione anche alla condivisione della posizione con familiari e amici, diventando qualcosa di più di un semplice localizzatore di smartphone smarriti.
La scheda Ricordati e il ruolo di Gemini
L’aggiornamento che porta la novità è la versione 3.1.732-02, in distribuzione graduale sui dispositivi. Chi la riceve trova una terza scheda accanto alle due già presenti, Dispositivi e Persone. Si chiama Remembered, tradotta in italiano come Ricordati, e nell’interfaccia è riconoscibile per l’icona a forma di segnalibro con la scintilla che Google usa ormai come marchio di fabbrica per tutto ciò che passa dall’intelligenza artificiale.
Il funzionamento è più semplice di quanto la descrizione possa far pensare. All’interno della scheda compare un menù che offre due strade: chiedere direttamente a Gemini di memorizzare dove si trova un oggetto, oppure procedere a mano. Nel secondo caso si apre la pagina Aggiungi oggetto da ricordare, dove vanno indicati due elementi, il nome dell’oggetto e il luogo in cui è stato lasciato, inteso come stanza o area della casa. Confermato l’inserimento, la voce appare nell’elenco e da quel momento Gemini è in grado di richiamarla su richiesta.
C’è anche una scheda dedicata ai dettagli del singolo oggetto, e lì il margine di personalizzazione si allarga. Si può allegare una foto, modificare l’indirizzo, cambiare il nome, oltre naturalmente a ritoccare i due parametri inseriti all’inizio. Una piccola rubrica di oggetti domestici, in sostanza, che vive dentro l’app di localizzazione anziché in un blocco note separato.
Come portare l’app all’ultima versione
Find Hub è preinstallato su tutti gli smartphone Android che dispongono dei servizi Google, quindi non serve scaricare nulla da zero. L’aggiornamento segue la procedura di sempre e passa dal Google Play Store: basta cercare l’app nel proprio elenco e toccare Aggiorna quando il pulsante è disponibile. Dato che il rilascio è a scaglioni, la scheda Ricordati potrebbe non comparire immediatamente su tutti i dispositivi, anche a parità di versione installata.
Vale la pena ricordare che l’app si sta muovendo su più fronti nello stesso periodo. Su Wear OS, per esempio, la funzione di ricerca è stata estesa alle persone e non più solo agli oggetti, mentre un altro intervento recente ha finalmente reso possibile rimuovere tutti i dispositivi dall’elenco, una richiesta che gli utenti portavano avanti da tempo.
L’integrazione con Gemini segue una logica coerente con il resto dell’Android Drop: prendere funzioni già esistenti e affidarne una parte all’assistente, in modo che l’interazione avvenga a voce o via chat invece che attraverso passaggi manuali. In questo caso il vantaggio pratico è evidente, perché nessun tracker Bluetooth può essere applicato a ogni singolo oggetto di casa, mentre una frase detta al volo costa poco e resta memorizzata. Il limite, altrettanto ovvio, è che la posizione salvata vale fino a quando l’oggetto non viene spostato da qualcun altro senza avvisare l’assistente.








