Un robot umanoide che di umano ha ben poco, almeno nell’aspetto. È questa la scommessa di Genesis AI, startup francese che ha alle spalle un nome pesante come quello di Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google. Il prossimo modello dell’azienda sarà umanoide nelle capacità, certo, ma niente testa e niente gambe. La filosofia è chiara fin dal principio: i robot umanoidi non devono per forza assomigliare a noi.
Quello che conta davvero, secondo Genesis, è cosa c’è dentro. La capacità cioè di portare a termine una marea di compiti diversi. E per farlo servono solo le appendici operative, quelle progettate per “corrispondere esattamente alla forma e alla funzione delle mani umane”. Una scelta tutt’altro che casuale. Avere mani fatte così permette al robot di usare strumenti e oggetti già pensati per le persone, senza dover reinventare nulla.
Eno e l’intelligenza chiamata GENE
Il primo esemplare si chiama Eno e viene descritto come un robot generalista. Non una macchina che finge di essere umana, ma piuttosto un’intelligenza a cui è stato dato un corpo. Le parole dell’azienda raccontano una visione precisa, dove i robot non risultano freddi o distaccati, bensì capaci, calmi e pronti a dare una mano. Una distinzione che a Genesis tengono parecchio a sottolineare.
Il vero motore di tutto questo porta il nome di GENE, il modello di intelligenza artificiale proprietario sviluppato dalla startup. È grazie a questa “anima”, come la chiamano, che il robot riesce a comprendere gli obiettivi, ad adattarsi agli ambienti che lo circondano e a svolgere attività anche complesse in totale autonomia. E mentre i corpi potranno cambiare, perché altri modelli sono già in fase di sviluppo, l’anima resta sempre la stessa.
Quando arriva e dove lavorerà
I tempi sono già sul tavolo. Genesis prevede di avviare produzione e prime implementazioni mirate per i clienti entro la fine del 2026. I settori che apriranno le danze sono quelli più operativi: produzione, laboratori e logistica. Solo in un secondo momento toccherà a ospedali, hotel e infine al mondo consumer, quello che riguarda più da vicino le case di tutti.
L’idea di fondo, insomma, ribalta un po’ l’immaginario classico del robot dalle sembianze umane. Genesis punta tutto sulla funzionalità più che sull’estetica, convinta che un assistente robotico non abbia bisogno di un volto per essere utile. Le mani bastano e avanzano, almeno secondo questa visione. Il resto lo fa il software, che è poi il cuore pulsante dell’intero progetto.
Resta da capire come reagirà il mercato a un approccio così diverso dai concorrenti, molti dei quali invece insistono proprio sull’aspetto antropomorfo dei loro robot. Genesis ha scelto una strada alternativa, scommettendo sul fatto che le aziende cercheranno soprattutto efficienza e versatilità. Le prime risposte concrete arriveranno con i clienti reali, quando Eno inizierà a lavorare davvero negli ambienti per cui è stato pensato.