Su Gboard, la tastiera di casa Google che tanti hanno installata di default sul proprio Android, stanno per arrivare due novità che sembrano pensate davvero per semplificare la vita di chi digita ogni giorno. Le tracce sono state individuate dentro una versione beta dell’app, la 17.8.3.939743344, e raccontano di uno strumento che potrebbe fare la differenza per molte persone. Il nome della prima funzione dice già tutto: Sign-to-text, ovvero la possibilità di trasformare la lingua dei segni in testo.
L’idea, sulla carta, è potente. Con questa funzione lo smartphone Android sarà in grado di tradurre i segni in parole scritte, buone per messaggi, email, ricerche sul web e chissà cos’altro. Un aiuto concreto quando si comunica con qualcuno che ha problemi di udito, perché abbatte una barriera che troppo spesso resta lì, in mezzo, senza che nessuno se ne occupi davvero.
Come funziona la traduzione dei segni e cosa succede al video
Il meccanismo è più intelligente di quanto sembri. Secondo quanto scrive Google, Sign-to-text registra un video mentre la persona firma i segni usando la fotocamera del telefono, poi si affida all’intelligenza artificiale per fare la traduzione vera e propria. Il punto interessante riguarda la privacy: il video originale non lascia mai il dispositivo. Tutto viene elaborato in locale, sul telefono stesso, che si occupa di separare i gesti e le parole. Solo quei dati vengono poi inviati a Google per l’analisi, e una volta finito il lavoro vengono cancellati.
Tra le stringhe di testo scovate ce n’è una piuttosto rivelatrice, che recita più o meno così: “Illuminazione scarsa. Prova a spostarti in un punto più luminoso.” Sono indicazioni pratiche, pensate per aiutare la fotocamera a catturare bene il movimento delle mani. Non è ancora chiaro quali standard di lingua dei segni saranno supportati. La scommessa più logica porta all’American Sign Language, la ASL, che è la più studiata al mondo e viene usata come punto di riferimento internazionale tra chi non condivide la stessa lingua parlata. Va ricordato che di lingue dei segni ne esistono diverse, non una sola.
La seconda novità: lo spazio automatico dopo i suggerimenti
La seconda funzione è più piccola, ma qualcuno la troverà comodissima. Chi usa Gboard conosce bene quel comportamento: quando si tocca una parola nella barra dei suggerimenti, l’app aggiunge automaticamente uno spazio subito dopo. Utile se si sta scrivendo una frase intera, meno utile se invece si vuole aggiungere una punteggiatura o attaccare qualcosa alla parola appena inserita.
Google ha deciso di intervenire proprio su questo dettaglio. Nelle impostazioni di correzione e suggerimenti è comparso un interruttore chiamato “Spazio automatico dopo i suggerimenti”. Con la funzione attiva, toccando la barra la parola viene inserita mantenendo lo spazio, così da poter continuare a scrivere senza intoppi. Chi invece non vuole lo spazio deve disattivare l’opzione prima di toccare la barra. Le prove fatte confermano che il meccanismo funziona davvero.