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Galaxy Store, stop agli acquisti sui dispositivi Android 4

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Il Galaxy Store chiude i rubinetti sui dispositivi più anziani della famiglia Samsung, e lo fa senza troppi giri di parole: dal 25 agosto 2026 chi possiede uno smartphone o un tablet Galaxy fermo ad Android 4.x o a versioni ancora precedenti non può più comprare nulla, né applicazioni né contenuti dentro le app. La ragione sta in un pezzo di infrastruttura poco raccontato ma essenziale, cioè Samsung Checkout, il sistema che gestisce i pagamenti sulla piattaforma dell’azienda coreana. Quel sistema, su quei dispositivi, ha smesso di funzionare. La platea coinvolta, va detto subito, non è enorme. Android 4 Ice Cream Sandwich è arrivato nel 2011, quindi si parla di apparecchi con oltre quattordici anni sulle spalle. Roba da collezionisti, o da cassetti dimenticati, più che da uso quotidiano. Eppure c’è ancora qualcuno che tiene in vita questi terminali, magari come secondo telefono o come dispositivo di servizio, e per quella minoranza il cambiamento si sente eccome.

Cosa cambia davvero su questi Galaxy

Il funzionamento generale del dispositivo resta quello di prima, ma la parte commerciale si spegne. Sui dispositivi Samsung interessati non è più possibile acquistare applicazioni dallo store proprietario e vengono meno anche gli acquisti integrati, quelli che in gergo si chiamano in app purchase. Nel momento in cui si tenta di portare a termine un pagamento compare un messaggio che invita ad aggiornare il software del telefono e a riprovare. Un invito che, su hardware di quella generazione, suona quasi come una beffa: l’aggiornamento a una versione più recente di Android semplicemente non esiste per quei modelli.

È una dinamica che nel mondo mobile si ripete con una certa regolarità. Le piattaforme di pagamento hanno requisiti di sicurezza che si alzano nel tempo, i protocolli di cifratura invecchiano, i certificati scadono, e mantenere la compatibilità con sistemi operativi vecchi di oltre un decennio diventa un costo difficile da giustificare. Samsung, in questo caso, ha scelto la strada più lineare: staccare la spina alla parte di Samsung Checkout che serviva quei terminali e concentrare le risorse sul resto del parco installato.

Un taglio annunciato e limitato ai fossili tecnologici

Definirli fossili tecnologici non è irriguardoso, è semplicemente realistico. Un telefono nato intorno al 2011 o al 2012 appartiene a un’altra era del settore, quella prima della diffusione dei sensori biometrici, delle fotocamere multiple, delle connessioni ultraveloci. Il fatto che alcuni di questi apparecchi siano ancora accesi e collegati alla rete dice qualcosa sulla solidità costruttiva di certi Galaxy dell’epoca, ma non basta a farli rientrare negli standard richiesti oggi da un sistema di pagamento digitale. Chi si trova in questa situazione conserva l’accesso alle applicazioni già installate e a quanto acquistato in passato, mentre ogni nuova transazione resta bloccata dal messaggio di errore. Nessun annuncio in grande stile, nessuna campagna: la modifica è entrata in vigore in modo silenzioso, come capita spesso con le dismissioni tecniche che riguardano piccoli numeri.

Per il resto dell’ecosistema nulla si muove. Gli smartphone e i tablet con versioni più recenti del sistema operativo continuano a usare il Galaxy Store senza alcuna variazione, con acquisti, abbonamenti e contenuti aggiuntivi gestiti come sempre. Il perimetro dell’intervento è circoscritto ad Android 4.x e a tutto ciò che lo precede, e lì si fermerà.

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