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Frigoriferi hackerati nei supermercati, colpita anche l’Italia

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Non serve staccare la corrente per mettere in ginocchio il reparto freschi di un supermercato. Lo dimostrano i frigoriferi hackerati comparsi in diversi punti vendita europei, dove alcuni pirati informatici sono riusciti a mettere le mani sui sistemi che regolano il raffreddamento e a spingere le temperature fino a 50 gradi. È un’intrusione silenziosa, senza blackout né guasti evidenti agli impianti, che però ha prodotto conseguenze molto concrete sugli scaffali e nei magazzini.

In certi negozi la situazione è diventata tale da costringere il personale a svuotare del tutto banchi frigo e congelatori, con perdite di prodotti alimentari tutt’altro che trascurabili. I primi episodi sono stati segnalati in Francia a ottobre. Nel giro di poche settimane casi dello stesso tipo si sono ripetuti in Belgio, Lussemburgo, Svezia, Irlanda e in altri Paesi del continente. Il fenomeno quindi non è rimasto confinato a un singolo mercato ma si è allargato in tempi piuttosto rapidi, colpendo realtà diverse tra loro per dimensioni e posizione geografica.

La situazione in Italia e la riunione a Palazzo Chigi

Anche l’Italia è stata toccata dall’ondata di attacchi ai frigoriferi dei supermercati, sebbene i danni emersi fino a questo momento sembrino contenuti. Nelle ultime ore a Palazzo Chigi si è svolto un incontro con i vertici dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e delle agenzie di intelligence. Al termine del confronto il Governo ha scelto una linea rassicurante, cercando di inquadrare la vicenda nella sua reale dimensione sul territorio nazionale.

Stando a quanto emerso, gli esercizi commerciali coinvolti sarebbero pochi se paragonati alle migliaia di attività distribuite lungo tutta la Penisola. È un dato che ridimensiona parecchio la portata del problema dalle nostre parti, almeno sul piano numerico. C’è poi un altro aspetto che riguarda direttamente chi fa la spesa ogni giorno ed è probabilmente quello che interessa di più all’opinione pubblica. Non risultano infatti situazioni di pericolo per la salute dei cittadini legate allo scongelamento degli alimenti conservati nei banchi frigo finiti nel mirino.

Come funzionano i frigoriferi dei supermercati

Per capire come sia stato possibile arrivare a questo punto bisogna guardare al modo in cui vengono gestiti i sistemi di refrigerazione nella grande distribuzione. Quello che il cliente vede passando tra le corsie è soltanto la parte finale di una catena decisamente più articolata. Dietro le vetrine dei banchi presenti nei punti vendita ci sono spesso impianti di raffreddamento condivisi, regolatori elettronici e centraline dedicate che lavorano insieme per mantenere il freddo costante.

Sono proprio queste componenti a consentire un controllo centralizzato delle temperature, che può essere esercitato anche a grande distanza dal negozio. Non si tratta quindi di semplici elettrodomestici isolati, come quelli che si trovano in una cucina di casa, ma di apparecchi collegati a un sistema di gestione unico. È attraverso questa architettura che negli attacchi registrati in Europa gli hacker sono riusciti ad agire sui comandi del raffreddamento, fino a far salire le temperature dei frigoriferi a 50 gradi.

Fonte: TecnoAndroid

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