Un possibile farmaco anti età potrebbe già trovarsi sugli scaffali delle nostre farmacie, nascosto tra medicinali pensati per tutt’altro scopo. È questa la suggestione che arriva da uno studio pubblicato su Nature Aging, dove un gruppo di ricercatori ha messo a punto un metodo per individuare, tra le migliaia di farmaci già approvati e in commercio, quelli che potrebbero agire direttamente sui meccanismi dell’invecchiamento.
L’idea di fondo è semplice e allo stesso tempo ambiziosa. Invece di partire da zero per sviluppare nuove molecole, cosa che richiede anni di lavoro e investimenti enormi, il team ha scelto di guardare a ciò che esiste già. Un approccio che, se dovesse funzionare, potrebbe accorciare parecchio i tempi tra la teoria e l’arrivo di un trattamento concreto.
Come funziona la mappa genetica
A guidare la ricerca è stato Bnaya Gross, scienziato delle reti alla Northeastern University, affiancato dal fisico Albert László Barabási, nome piuttosto noto quando si parla di studio delle reti complesse. Insieme hanno costruito una vera e propria mappa genetica, uno strumento capace di restringere il campo e puntare i riflettori solo sui candidati più promettenti.
Il ragionamento è questo. L’organismo umano è un intreccio fittissimo di geni, proteine e connessioni. Riuscire a leggere questa rete significa capire quali farmaci, tra quelli già disponibili, vanno a toccare i punti giusti legati all’invecchiamento. In pratica la mappa aiuta a filtrare, a separare il grano dalla pula, evitando di sprecare tempo su composti che non porterebbero da nessuna parte. Non è un dettaglio secondario, perché la mole di medicinali approvati è enorme e passarli in rassegna uno per uno sarebbe un lavoro lunghissimo. Con questo tipo di analisi, invece, la ricerca diventa molto più mirata.
Una collaborazione tra reti e medicina
Lo studio è nato dalla collaborazione con la Harvard Medical School, un incrocio interessante tra due mondi che di solito viaggiano su binari diversi. Da una parte c’è la scienza delle reti, quella che analizza sistemi complessi cercando schemi e connessioni nascoste. Dall’altra la medicina vera e propria, con la sua conoscenza dei farmaci e dei loro effetti sul corpo umano.
Questo tipo di dialogo tra discipline sta diventando sempre più frequente nella ricerca scientifica, e non è difficile capirne il motivo. Problemi enormi come l’invecchiamento non si affrontano più guardandoli da un solo punto di vista, servono strumenti diversi che lavorino insieme. Il fatto che il lavoro sia finito su Nature Aging, rivista di peso nel settore, dà un’idea della serietà del progetto. Certo, si parla ancora di una fase di studio, e la strada per arrivare a un farmaco anti età davvero disponibile e testato sui pazienti resta lunga. Ma l’aver trovato un metodo per orientarsi in quel mare di composti già approvati è un passo che merita attenzione.


