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Con un round da circa 250 milioni di euro Exein entra ufficialmente nel club ristretto degli unicorni europei, portando la propria valutazione a circa 1,6 miliardi di euro. L’azienda romana, che sviluppa soluzioni di cybersecurity per proteggere il software che gira dentro dispositivi, automobili, robot e macchinari industriali, diventa così una delle startup di sicurezza informatica di maggior valore del continente. Non male per una realtà che appena un anno fa aveva chiuso un round da circa 155 milioni di euro, cifra che allora sembrava già notevole per il panorama italiano.
Il nuovo finanziamento è guidato dal fondo statunitense Headline, con la partecipazione di Sofina, Goldman Sachs, European Investment Bank attraverso l’ETCI, ovvero l’European Tech Champions Initiative, KfW Capital e T.Capital, il braccio di corporate venture capital di Deutsche Telekom. Hanno risposto presente anche gli investitori già a bordo, da Balderton a HV, passando per Intrepid Growth Partners, 33N, Lakestar, Supernova Invest, Blue Cloud Venture e Geodesic Capital. L’azienda fa sapere che il round è stato sottoscritto ben oltre l’obiettivo iniziale. A questo si aggiunge l’estensione della linea di credito revolving già esistente guidata da J.P. Morgan, con l’ingresso di KfW come ulteriore istituto finanziatore.
La scommessa sulla Physical AI
Il cuore della strategia di Exein sta tutto in un concetto che negli ultimi mesi sta guadagnando terreno, la Physical AI. Si tratta dell’intelligenza artificiale che non si limita a produrre testi o immagini ma vive dentro oggetti e sistemi capaci di percepire l’ambiente, decidere e agire nel mondo reale. Robot industriali, droni, veicoli a guida autonoma. Macchine che, se compromesse, non causano un danno digitale ma un danno fisico, con tutto quello che ne consegue.
I nuovi capitali serviranno ad accelerare l’espansione negli Stati Uniti e nell’area Asia Pacifico, oltre a rafforzare il posizionamento proprio in questo segmento. La società sta lavorando a una soluzione di sicurezza basata sull’intelligenza artificiale pensata specificamente per robot, macchine autonome e sistemi di Physical AI. Un terreno ancora poco presidiato, dove la concorrenza è meno affollata rispetto alla cybersecurity tradizionale.
Da Photon al foundation model addestrato su 2 miliardi di dispositivi
Il primo tassello è già sul mercato e si chiama Photon, una tecnologia che blocca gli attacchi malevoli direttamente a livello kernel, quindi nel nucleo più profondo del sistema operativo, prima che possano provocare danni. Il secondo tassello è più ambizioso, un foundation model proprietario addestrato sulla telemetria raccolta da oltre 2 miliardi di dispositivi. Una mole di dati che dovrebbe permettere di costruire agenti di sicurezza autonomi, in grado di individuare e neutralizzare le minacce alla stessa velocità con cui le macchine le generano, senza dover aspettare che un essere umano intervenga.
I tempi sono già fissati. La nuova architettura dovrebbe arrivare entro la fine del 2026, mentre i primi foundation model sono attesi nel primo trimestre del 2027. Sullo sfondo restano i casi di cronaca che hanno riacceso il dibattito sui rischi legati agli agenti autonomi. Uno su tutti quello di Hugging Face, che secondo Gianni Cuozzo, cofondatore e amministratore delegato di Exein, dimostra un punto preciso. «Conferma che un agente non può essere l’unico controllore di se stesso, i guardrail sono aggirabili dallo stesso software che dovrebbero vincolare. Nella Physical AI, dove un’azione sbagliata ha conseguenze fisiche, il controllo va spostato sotto l’agente, nel sistema operativo del dispositivo».
È esattamente la filosofia che guida il lavoro dell’azienda, spostare la protezione al livello più basso possibile, là dove nessun software applicativo può intervenire per disattivarla. Un approccio che, numeri alla mano, ha convinto una platea di investitori piuttosto larga tra Europa e Stati Uniti.








