Durante il suo lungo viaggio verso il pianeta rosso, la missione ESCAPADE della NASA ha fatto qualcosa che a prima vista sembra quasi un vezzo da turista dello spazio, ma che nasconde ben altro. Ha puntato i suoi strumenti verso due oggetti che conosciamo alla perfezione, la Terra e la Luna, e li ha fotografati. La sonda, ricordiamolo, era stata lanciata con un razzo New Glenn ed è diretta verso Marte, quindi ogni scatto lungo il tragitto ha un peso che va oltre la semplice cartolina cosmica.
Perché uno potrebbe chiedersi che senso abbia immortalare corpi celesti già visti e rivisti migliaia di volte. La risposta sta nella scienza che c’è dietro. Dietro immagini di questo tipo si nasconde sempre un valore concreto, non estetico. Servono a controllare che tutta la strumentazione di bordo lavori come deve, prima di affrontare anni interi di osservazioni su Marte. Insomma, è un po’ come tarare gli occhi della sonda usando qualcosa di familiare.
Foto scattate nel luglio scorso a centinaia di migliaia di chilometri
Fotografare la Terra e la Luna, corpi celesti già studiati in ogni dettaglio, permette ai ricercatori di fare un confronto immediato. Prendono i risultati ottenuti e li mettono a paragone con dati che conoscono già, e da lì possono calibrare le telecamere con estrema precisione. Non c’è niente di lasciato al caso, ogni pixel serve a verificare che gli strumenti restituiscano informazioni affidabili una volta arrivati a destinazione.
Le immagini sono state realizzate il 3 luglio, da una distanza notevole. La sonda si trovava a circa 584.600 chilometri dalla nostra Terra e a circa 186.100 chilometri dalla Luna. In entrambe le fotografie i due corpi appaiono come sottili falci, illuminate solo in parte dal Sole. Un dettaglio che colpisce riguarda proprio la porzione visibile e illuminata, perché solo l’8% circa della superficie mostrata riceveva luce diretta. Il resto rimaneva nell’ombra, dando a questi scatti un aspetto quasi lunare anche quando l’obiettivo era il nostro stesso pianeta.



