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EPA cancella i limiti alle emissioni delle centrali USA

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L’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, la cosiddetta EPA, ha deciso di eliminare i limiti all’inquinamento atmosferico che le centrali elettriche a carbone e a gas possono riversare nell’aria. Una mossa che arriva sotto l’amministrazione guidata da Donald Trump, il quale aveva promesso esattamente questo durante la campagna elettorale e che ora, con l’agenzia federale allineata, porta a casa il risultato. Le aziende che gestiscono gli impianti di produzione elettrica, in sostanza, non dovranno più rispettare quei tetti massimi sulle emissioni che regolavano quanto materiale inquinante fosse lecito immettere nell’atmosfera.

La questione non è tecnica solo sulla carta. I limiti alle emissioni rappresentano da decenni uno degli strumenti principali con cui gli Stati Uniti hanno provato a tenere sotto controllo la qualità dell’aria nelle aree industriali, e la loro rimozione cambia in modo sostanziale il rapporto tra regolatore pubblico e operatori privati del settore energetico. Chi produce elettricità bruciando carbone o gas naturale si trova ora davanti a un quadro normativo molto più permissivo di quello con cui aveva convissuto fino a poco tempo fa.

EPA: una promessa elettorale diventata provvedimento

Il presidente aveva messo nero su bianco l’intenzione di smantellare le restrizioni, definendole un peso per l’industria energetica nazionale. La linea era chiara fin dall’inizio, e l’EPA ha finito per tradurla in atto amministrativo. Non si tratta di un ritocco marginale ai parametri esistenti, ma della cancellazione vera e propria dei tetti che stabilivano quanta sostanza inquinante ciascun impianto potesse rilasciare.

Dal punto di vista delle utility, cioè delle società che gestiscono le centrali elettriche, il vantaggio immediato è facilmente intuibile. Adeguarsi a standard stringenti significa investire in sistemi di filtraggio, aggiornare impianti vecchi, in certi casi valutare la chiusura di quelli meno efficienti. Senza quei vincoli, molte di queste spese semplicemente scompaiono dal bilancio. È il ragionamento economico che ha accompagnato la scelta politica, e che l’amministrazione ha usato come argomento principale a sostegno della deregolamentazione.

Cosa cambia per l’aria e per il settore energetico

Il nodo, naturalmente, riguarda ciò che finisce nell’atmosfera. Le emissioni delle centrali alimentate a carbone e a gas contengono un insieme di sostanze che gli standard federali avevano progressivamente ridotto negli anni, con regole pensate per abbassare la quantità di inquinanti respirata dalle comunità che vivono vicino agli impianti. Togliere quel tetto significa che la quantità rilasciata dipenderà, d’ora in poi, dalle scelte delle singole aziende e non più da un obbligo di legge federale.

La decisione si inserisce in un orientamento più ampio dell’amministrazione Trump verso le fonti fossili, che vengono presentate come pilastro della sicurezza energetica statunitense. Il carbone, in particolare, era stato al centro di diverse dichiarazioni presidenziali, con la promessa di rilanciare un comparto che negli ultimi anni aveva perso terreno rispetto al gas naturale e alle rinnovabili.

Resta il fatto che provvedimenti di questa portata raramente restano senza contestazioni. Le regole sull’inquinamento atmosferico negli Stati Uniti hanno una lunga storia di battaglie legali, con stati, associazioni ambientaliste e amministrazioni locali che intervengono davanti ai tribunali federali quando ritengono che l’agenzia abbia agito oltre i propri poteri o in contrasto con la normativa esistente. Il percorso di questa cancellazione, dunque, difficilmente si esaurirà con la firma del provvedimento.

Per ora il dato concreto è uno soltanto: i tetti alle emissioni delle centrali a carbone e a gas negli Stati Uniti non ci sono più, e le società del settore possono operare senza quel vincolo.

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