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Dua Lipa contro Samsung: causa da 15 milioni per una foto

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Una fotografia scattata dietro le quinte di un festival e finita sulla scatola di un televisore: da qui nasce la causa che vede Dua Lipa contro Samsung, una vertenza da 15 milioni di dollari, circa 12,7 milioni di euro, che non sembra affatto vicina a una chiusura rapida. Il nodo è semplice da spiegare e complicatissimo da risolvere in tribunale: mettere il volto di una celebrità sul packaging di un prodotto equivale a far credere che quella persona lo stia sponsorizzando?

Domanda che a prima vista suona quasi scontata, eppure la risposta rischia di avere conseguenze ben oltre il singolo caso. Perché riguarda il modo in cui l’intera industria dell’elettronica di consumo utilizza immagini, volti noti e materiale fotografico nelle proprie campagne.

Come è iniziata la vicenda tra Dua Lipa e Samsung

Tutto parte circa un anno fa, quando l’immagine della cantante britannica ha cominciato a comparire sulle confezioni di cartone dei televisori Samsung. Non uno spot, non una campagna pubblicitaria tradizionale, ma la scatola stessa del prodotto, quella che il cliente si porta a casa dal negozio e che vede ogni volta che passa davanti allo scaffale.

Dai documenti legali emerge che lo scatto risale al 2024 e sarebbe stato realizzato nel backstage del festival Austin City Limits. Un contesto informale, lontano dalle logiche commerciali, che secondo la ricostruzione dell’artista non aveva nulla a che fare con un accordo promozionale.

Il punto centrale della disputa sta proprio qui. Dua Lipa sostiene di detenere i diritti d’autore su quella fotografia e di non aver mai autorizzato nessuno a trasformarla in uno strumento di marketing. Nessuna intesa, nessuna licenza, nessuna firma. Semplicemente un’immagine finita dove, a suo dire, non avrebbe mai dovuto finire.

Le richieste rimaste senza risposta e l’arrivo in tribunale

Quando la cantante si è accorta della situazione, intorno al mese di giugno del 2025, la prima mossa non è stata quella di rivolgersi a un giudice. I suoi rappresentanti hanno chiesto ripetutamente la rimozione dell’immagine dal packaging, provando a chiudere la faccenda per vie brevi.

Quelle richieste, stando alla ricostruzione della parte attrice, non hanno prodotto il risultato sperato. Da lì la decisione di passare alla fase successiva, con i legali dell’artista che hanno avviato formalmente la causa quantificata in 15 milioni di dollari, quindi circa 12,7 milioni di euro.

Una cifra che non va letta soltanto come richiesta di risarcimento economico. In casi di questo tipo il valore richiesto funziona anche da segnale, un modo per stabilire quanto possa costare l’utilizzo non autorizzato dell’immagine di una figura pubblica di quel calibro. Chi lavora nel settore sa bene che le sponsorizzazioni di artisti internazionali si muovono su budget importanti, e che un accordo formale avrebbe avuto un prezzo tutt’altro che simbolico.

La questione sollevata dal fascicolo tocca due piani distinti che spesso vengono confusi. Da una parte c’è il diritto d’autore sulla fotografia in quanto opera, dall’altra c’è il diritto all’immagine e la protezione contro l’idea che una persona stia avallando un prodotto senza averlo mai fatto.

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