L’idea di portare energia wireless sulla Luna nasce da un problema molto concreto, uno di quelli che rischiano di frenare qualsiasi sogno di colonizzazione. Dopo le prime missioni Artemis, quando si comincerà a pensare seriamente a insediamenti stabili, la questione energetica diventerà centrale. E un gruppo di ricercatori cinesi ha immaginato una risposta piuttosto sorprendente, capace di aggirare uno degli ostacoli più difficili dell’intera esplorazione lunare.
Il punto è che sulla Luna esistono zone dove la luce del Sole non arriva mai. Sono i cosiddetti crateri permanentemente in ombra, concentrati soprattutto attorno al polo sud del satellite. Luoghi affascinanti, tra i più interessanti in assoluto, perché proprio lì si nasconde qualcosa di prezioso. L’acqua. Quella che servirebbe per sostenere le colonie, per produrre i combustibili dei razzi del futuro e, in generale, per tenere in piedi qualunque attività umana su suolo lunare.
Come funziona la rete elettrica senza fili immaginata dalla Cina
Il problema è semplice da capire. Dove non arriva la luce, i pannelli solari diventano oggetti inutili. Eppure è proprio in quelle zone che bisognerà lavorare con continuità, mandando rover a scavare e a esplorare dove nessuno strumento tradizionale riuscirebbe a produrre corrente. Da qui l’intuizione degli scienziati cinesi, che hanno pensato a un sistema che ricorda una vera e propria rete elettrica, ma completamente priva di cavi.
Il meccanismo, ridotto all’osso, funziona così. Si installano delle torri sulle creste dei rilievi lunari, quelle porzioni di terreno che restano illuminate dal Sole quasi senza interruzioni. Queste torri vengono alimentate da pannelli solari e, invece di trasportare l’elettricità con dei fili impossibili da stendere su quel terreno, sfruttano potenti fasci laser per spedire energia direttamente ai rover che si muovono nel fondo dei crateri più profondi e bui.
In pratica la luce catturata in superficie viene trasformata e rilanciata sotto forma di raggio laser verso i mezzi che ne hanno bisogno. Un modo per portare corrente là dove, altrimenti, non arriverebbe mai. La colonizzazione lunare passa anche da soluzioni come questa, capaci di risolvere in modo definitivo il nodo dell’alimentazione nelle aree più ostili del satellite.
Non è un dettaglio da poco, perché senza una fonte energetica affidabile diventa impensabile qualsiasi operazione prolungata in quelle regioni. E il fatto che l’attenzione si concentri proprio sul polo sud lunare non è casuale. È lì che si giocheranno molte delle partite future dell’esplorazione spaziale, ed è lì che la disponibilità di acqua potrebbe fare la differenza tra una semplice visita e una presenza stabile.