Elon Musk non ci sta e lo dice senza troppi giri di parole. Secondo il miliardario, il nome scelto da IBM per la sua nuova tecnologia produttiva di chip è fuorviante, e il motivo riguarda proprio il modo in cui vengono battezzati questi processi. IBM ha presentato la sua tecnologia a 0,7 nanometri, definendola la più avanzata al mondo, ma per il fondatore di Tesla e SpaceX quella sigla non racconta davvero quanto siano piccoli i transistor prodotti.
Il punto sollevato da Musk è semplice nella sostanza. A suo dire dovrebbe essere il numero di atomi a stabilire come chiamare un nodo produttivo, non un valore che ormai ha perso aderenza con la realtà fisica del chip. Lo stesso imprenditore è impegnato nel progetto Terafab, che punta a generare fino a un terawatt di capacità di calcolo nell’arco di un anno, quindi la questione per lui non è puramente teorica.
Cosa ha annunciato IBM e perché il nome fa discutere
Nella sua presentazione, IBM ha spiegato che il processo a 0,7 nanometri si appoggia alla tecnologia nanosheet già sviluppata in passato, aggiungendo però un elemento nuovo chiamato nanostacking. In pratica i transistor vengono impilati uno sopra l’altro in verticale, così da aumentare la densità complessiva del chip. Un ruolo centrale lo ha giocato anche il wafer bonding, e l’azienda è stata piuttosto trasparente sulla questione del nome.
In un post sul proprio blog, IBM ha messo le cose in chiaro. Come per tutti i recenti progressi sulla dimensione dei transistor, i 7 angstrom indicano questa nuova generazione di chip realizzata con quello specifico processo produttivo. Non corrispondono però alla larghezza dei fili metallici contattati nel chip, come invece accadeva molte generazioni fa, quando i circuiti erano decisamente meno densi.
A muovere la critica è stato un commento apparso su X, secondo cui il numero di elementi stampati realmente sotto il nanometro su quel chip sarebbe pari a zero. La convenzione, si leggeva nel messaggio, non ha alcun senso e risulta altamente ingannevole. Elon Musk si è trovato d’accordo, scrivendo che si dovrebbe passare a nominare i nodi produttivi in base al numero di atomi di larghezza della dimensione più piccola. Sarebbe il modo più accurato, a suo parere.
Una questione di nomi che va avanti da anni
Il problema della nomenclatura dei processi produttivi non è nuovo e ha assunto significati diversi nel giro di pochi anni. Tanto che Intel, nel 2021, ha deciso di rivedere la propria tabella di marcia. L’azienda ha ribattezzato il suo processo a 10 nanometri come Intel 7 e quello a 7 nanometri come Intel 4. Quel cambio è arrivato mentre la taiwanese TSMC guadagnava terreno nel mercato globale della produzione di chip su commissione.
I prodotti di TSMC vengono usati da AMD, rivale più piccolo di Intel, che si è affidata alla capacità del colosso taiwanese di sfornare chip avanzati su larga scala. Più di recente TSMC è diventata anche uno dei partner più importanti nella catena di fornitura di NVIDIA, dopo aver avuto un ruolo chiave nel passaggio di Apple ai chip personalizzati per iPhone, MacBook e altri dispositivi.
La frase di Musk su X è arrivata diretta. È vero, dovremmo passare a chiamare i nodi produttivi in base al numero di atomi di larghezza della dimensione più piccola. Sarebbe la cosa più accurata, secondo lui.