Electronic Arts si prepara a lasciare la Borsa e a tornare una società privata, chiudendo un capitolo lungo decenni della sua storia da azienda quotata. La conferma è arrivata in questi giorni, esattamente come era stato anticipato lo scorso autunno quando circolavano le prime indiscrezioni. Il colosso videoludico ha fatto sapere che completerà il processo di delisting entro il 4 agosto, data fissata per la chiusura di un’operazione da circa 55 miliardi di dollari, pari a poco più di 50 miliardi di euro. Una cifra che segna un vero e proprio record per tutto il settore.
Electronic Arts: un’operazione che entra nella storia dei videogiochi
La notizia è stata ufficializzata attraverso un documento depositato presso la Securities and Exchange Commission, l’ente che negli Stati Uniti vigila sui mercati finanziari. Nel testo EA spiega di aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie per portare a termine la fusione. Salvo sorprese dell’ultimo minuto, quindi, il tutto verrà finalizzato alla chiusura dei mercati proprio il 4 agosto. C’è però da segnalare un dettaglio non trascurabile, ovvero il ritardo di circa un mese rispetto ai tempi che erano stati inizialmente indicati. Non un problema grave, ma abbastanza da far slittare l’appuntamento.
Dietro questa mossa c’è un consorzio di investitori che raccoglie nomi di primo piano. A guidare l’operazione troviamo il Public Investment Fund, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, affiancato da Silver Lake e Affinity Partners. Insieme mettono sul piatto una somma che non ha precedenti nel comparto. Si tratta infatti del più grande leveraged buyout mai realizzato nel mondo dei videogiochi, un termine tecnico che indica un’acquisizione finanziata in buona parte tramite debito. In parole più semplici, si compra un’azienda usando anche i soldi che si prenderanno in prestito, contando poi sui flussi di cassa futuri per ripagare il tutto.
Cosa cambia per Electronic Arts
Il passaggio a società privata rappresenta un punto di svolta non da poco. Uscendo dalla Borsa, Electronic Arts non sarà più soggetta alle pressioni trimestrali degli azionisti e alla necessità di rendicontare pubblicamente ogni singolo risultato. Una libertà che, almeno sulla carta, potrebbe consentire scelte più a lungo termine e meno legate all’andamento immediato del titolo in Borsa.
L’acquisizione era stata annunciata già lo scorso anno e da allora ha attraversato tutte le tappe burocratiche del caso, comprese le verifiche degli enti regolatori. Il fatto che ora siano arrivati tutti i via libera significa che manca davvero poco al traguardo. Per un’azienda che ha alle spalle una storia enorme, con saghe come quelle sportive e con studi di sviluppo sparsi in mezzo mondo, si tratta di un cambiamento che va ben oltre il semplice aspetto finanziario.
Il valore complessivo dell’operazione, quei circa 55 miliardi di dollari, aiuta a capire la portata di quanto sta accadendo. È una cifra che colloca questa vicenda ai vertici assoluti tra le operazioni finanziarie del settore videoludico, superando qualsiasi cosa vista fino a oggi in termini di buyout. Il conto alla rovescia verso il 4 agosto è ormai partito, e salvo imprevisti quella data segnerà l’inizio ufficiale della nuova vita di EA lontano dai riflettori della Borsa.


