In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Staccare il PC durante un blackout è uno di quei gesti che sembrano eccessivi finché non serve davvero, e allora diventa la differenza tra un computer acceso e una scheda madre da buttare. Quando salta la corrente la prima reazione è cercare la torcia, non certo preoccuparsi del desktop spento in salotto. Eppure quel cavo ancora infilato nella presa è esattamente il punto debole, perché il pericolo vero non arriva quando la luce va via, ma quando torna. C’è un equivoco piuttosto diffuso, cioè l’idea che un computer spentosi da solo sia automaticamente al sicuro. Non funziona così. Finché resta collegato all’impianto elettrico di casa, il PC continua a fare parte del circuito, e quel collegamento è proprio la strada che i danni percorrono. Componenti come scheda madre, RAM e SSD sono costruiti attorno a circuiti delicati, sensibili a qualsiasi variazione di tensione improvvisa.
Spegnere il computer non basta, e il motivo è la corrente di ritorno
Quando la corrente salta, che sia per un sovraccarico della rete, un guasto a un’apparecchiatura o un interruttore scattato, l’impianto non si limita a zittirsi. La tensione può oscillare in modo brusco sia nei momenti precedenti sia in quelli successivi al distacco, e il picco di tensione che arriva al ripristino è spesso più dannoso del blackout stesso. I circuiti domestici statunitensi lavorano a 120 volt, e bastano sbalzi anche moderati sopra quella soglia per mandare fuori uso in via definitiva i componenti più sensibili.
I sovraccarichi elettrici restano la causa più comune di questi guasti. Si verificano quando c’è un salto improvviso di corrente, tipicamente innescato da un fulmine o da un danno alle linee elettriche vicine. Non serve nemmeno che il fulmine colpisca l’abitazione, perché una scarica sul trasformatore di zona può propagarsi tranquillamente fino all’impianto di casa. E quando la rete torna online dopo l’interruzione, spesso consegna un ulteriore picco.
Poi c’è l’altro scenario, quello del PC acceso nel momento esatto in cui manca la corrente. Qualsiasi file in fase di salvataggio o di aggiornamento può corrompersi, e se lo stop capita durante un aggiornamento del sistema operativo il risultato può essere una macchina inutilizzabile. Chi usa ancora hard disk meccanici ha un problema in più, perché uno spegnimento secco rischia di danneggiare le testine.
Come proteggere davvero il computer prima e dopo l’interruzione
La regola più semplice è anche la più efficace. Quando si sa che sta arrivando maltempo serio, meglio spegnere il sistema e staccare la spina dalla presa. Se la corrente è già saltata, vale comunque la pena scollegare tutto. Stesso discorso per il router, che è uno dei dispositivi che si bruciano più spesso durante i temporali. Riavviarlo ogni tanto fa bene comunque, quindi staccarlo non crea nessun danno. Stessa cosa per televisore e altri apparecchi costosi.
Su un desktop, spegnere l’alimentatore aiuta perché impedisce alla corrente di entrare nel sistema, ma davanti a un evento estremo come un fulmine la protezione resta parziale. Un protettore di sovratensione di qualità è una soluzione decisamente migliore, perché assorbe i picchi prima che raggiungano l’hardware.
Meglio ancora un UPS, il gruppo di continuità, che unisce la protezione dai sovraccarichi a una batteria tampone. Non serve a tenere accesa la postazione per ore, ma evita lo spegnimento secco durante le interruzioni brevi e regala il tempo necessario per salvare il lavoro e chiudere tutto come si deve. Per una copertura più ampia si può far installare da un elettricista abilitato una protezione direttamente sul quadro elettrico, in modo da coprire ogni presa della casa.
Un’ultima accortezza riguarda il ritorno della corrente. Meglio non ricollegare tutto di corsa, ma aspettare qualche minuto per assicurarsi che la rete sia stabile e non salti di nuovo. Al momento di riattaccare, prima va inserito il protettore di sovratensione, poi il PC e infine le periferiche.
Fonte: TecnoAndroid








