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Il ritorno di El Niño sta già occupando le previsioni degli scienziati, e la notizia riguarda direttamente il prossimo autunno in Italia. Mentre il caldo continua a stringere il paese da nord a sud, i centri di ricerca che monitorano il Pacifico parlano di un fenomeno in fase di rafforzamento, con una probabilità superiore al 90% di un evento molto forte durante l’autunno tra il 2026 e il 2027 nell’emisfero settentrionale. Non si tratta di una suggestione stagionale, ma di quello che emerge dalle previsioni ufficiali Enso del Cpc.
Il quadro descritto dai ricercatori è abbastanza chiaro nella sua sostanza tecnica. Il sistema accoppiato tra oceano e atmosfera ha mostrato un evidente irrobustimento del fenomeno climatico, e questo significa una temperatura media del pianeta destinata a salire, con stagioni sempre più calde. In parallelo gli esperti segnalano la comparsa di anticicloni subtropicali robusti e duraturi, favoriti proprio da questa dinamica, quelli che nella pratica quotidiana si traducono in periodi lunghi di stabilità e caldo anomalo.
Un autunno che potrebbe entrare nei libri di storia del clima
Le stime indicano che El Niño continuerà a rafforzarsi fino alla fine dell’anno. Nel periodo che va da ottobre a dicembre 2026 si parla di una probabilità del 69% di un evento storico, capace di superare l’intensità di tutti i precedenti registrati a partire dal 1950, con uno scostamento fino a più 2,5 gradi centigradi. Numeri che, tradotti dal linguaggio dei modelli a quello di tutti i giorni, indicano un autunno in Italia molto diverso da quello che si è abituati a immaginare, con la stagione delle piogge e delle temperature in discesa che rischia di arrivare in ritardo o di comportarsi in modo imprevedibile.
Le conseguenze possibili non sono di poco conto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità mette nell’elenco caldo estremo, siccità, inondazioni, incendi e tempeste, con effetti diretti sulla salute della popolazione oltre che sull’ambiente e sulle coltivazioni. È un ventaglio ampio, che tocca l’agricoltura tanto quanto la gestione del territorio, e che spiega perché tanti gruppi di ricerca stiano guardando ai prossimi mesi con attenzione particolare.
Gli oceani sotto pressione e le ondate di calore marine
Il capitolo forse meno raccontato riguarda il mare. Le temperature oceaniche estreme, conosciute con la sigla MHW, cioè le ondate di calore marine, possono avere un impatto profondo sulla salute complessiva degli ecosistemi marini in tutto il mondo. Cambiano la distribuzione regionale delle specie, alterano la produttività primaria e aumentano il rischio di interazioni negative tra esseri umani e fauna selvatica. Detto in modo più semplice, i pesci si spostano, le catene alimentari si scombinano e le attività che dipendono dal mare si trovano a fare i conti con equilibri nuovi.
Su questo punto è intervenuto Dillon Amaya, climatologo della NOAA, con parole che non lasciano molto spazio all’ottimismo. Secondo la sua ricostruzione il fenomeno dovrebbe intensificarsi durante l’estate e l’autunno, con temperature dell’acqua destinate ad aumentare ulteriormente, e per questo motivo serve iniziare a prepararsi. Le ultime previsioni della NOAA indicano lo sviluppo di diverse ondate di calore marine man mano che El Niño guadagna forza, con temperature dannose che potrebbero interessare quasi la metà degli oceani del pianeta entro la fine del 2026.
È una previsione che mette insieme due piani, quello globale degli oceani e quello locale delle stagioni italiane, e che aiuta a capire perché il tema sia finito al centro del dibattito proprio in queste settimane di caldo intenso. Il riscaldamento globale fa da sfondo, il fenomeno del Pacifico da acceleratore, e il risultato atteso è una fase in cui gli eventi estremi diventano più frequenti anziché eccezionali.
Per ora i modelli continuano a essere aggiornati e la traiettoria indicata resta quella di un rafforzamento progressivo fino agli ultimi mesi dell’anno, con l’autunno individuato come il periodo di massima intensità del fenomeno.










