Monitorare un vulcano usando droni con laser potrebbe presto diventare uno degli strumenti più preziosi per capire quando la montagna sta per svegliarsi davvero. I vulcani, di solito, non esplodono dall’oggi al domani. Spesso mandano avvisi con settimane, a volte mesi di anticipo. Il problema, semmai, è un altro riuscire a leggere quei segnali senza spedire i ricercatori proprio là dove il pericolo è più alto.
Non tutti i vulcani vengono trattati allo stesso modo, chiaramente. L’Etna, tanto per fare un esempio, viene considerato a rischio piuttosto basso e di recente è stato pure protagonista di un video spettacolare girato durante la sua ultima fase di attività. Il discorso cambia per quelle strutture che invece richiedono un’osservazione molto più attenta, dove ogni dato raccolto può fare la differenza tra una previsione azzeccata e un allarme mancato.
I gas vulcanici, spie di ciò che accade sotto terra
Tra gli indizi più affidabili ci sono i gas che escono dal sottosuolo. Vengono considerati veri e propri termometri di quello che sta succedendo dentro le camere magmatiche, un modo per sbirciare in profondità senza dover scavare. Il guaio è che raccogliere questi dati non è mai stato semplice. Le emissioni sono corrosive, si trovano in punti difficili da raggiungere e spesso vengono alterate dalle condizioni ambientali, il che complica parecchio ogni tentativo di misurazione precisa.
Ed è qui che entra in gioco il lavoro di un gruppo di ricerca della Technical University of Munich, la TUM. Hanno messo a punto un sistema completamente autonomo che unisce due tecnologie il drone e il laser. L’idea di fondo è tanto semplice quanto efficace analizzare le emissioni vulcaniche restando a una distanza di sicurezza, senza mai avvicinarsi troppo alla zona critica.
Un approccio che ribalta il modo classico di lavorare sul campo. Invece di mandare persone a raccogliere campioni tra fumi tossici e terreni instabili, si affida tutto a una macchina volante capace di muoversi in autonomia e di misurare la composizione dei gas grazie al fascio laser. Il risultato è una raccolta di informazioni più costante, più sicura e potenzialmente più accurata rispetto ai metodi tradizionali, che dipendevano molto dalle condizioni del momento e dalla possibilità concreta di arrivare fin lassù.
Il vantaggio pratico si tocca con mano. Un monitoraggio continuo e a distanza permette di seguire l’evoluzione delle emissioni nel tempo, cogliendo eventuali cambiamenti che potrebbero indicare l’avvicinarsi di un’eruzione. E tutto questo senza esporre nessuno ai rischi tipici di chi lavora a stretto contatto con un vulcano attivo, dove basta un attimo perché la situazione precipiti.