Crisi dei chip e accuse pesanti oltreoceano. I tre colossi che dominano il mercato mondiale della memoria DRAM, ovvero Samsung e SK hynix (entrambe coreane) insieme all’americana Micron, sono finiti nel mirino della giustizia statunitense. L’accusa è di quelle che fanno rumore: avrebbero coordinato in modo illegale una riduzione dell’offerta di alcune tipologie di memoria, facendo schizzare i prezzi negli ultimi anni. Una manovra che, secondo chi ha presentato la denuncia, ha pesato sulle tasche di tantissimi acquirenti.
A muoversi è stato un gruppo di 17 tra persone fisiche e piccole imprese che lavorano nel settore tech e informatico. Per ora si tratta di una richiesta che punta a diventare una vera e propria class action, e riguarda standard di memoria DDR ormai datati. Niente di recentissimo, insomma, ma proprio qui sta il punto della questione.
Cosa contestano le Big 3
La tesi portata avanti dai querelanti è abbastanza chiara nella sua logica. Le cosiddette Big 3 avrebbero approfittato della domanda crescente di memorie ad alte prestazioni, in particolare le HBM (High Bandwidth Memory) richieste dal settore dell’intelligenza artificiale, per stringere i rubinetti sulla produzione delle più tradizionali DDR3 e DDR4. La prima è arrivata sul mercato nel 2007, la seconda nel 2014. Tecnologie mature, certo, ma ancora ampiamente utilizzate.
Il risultato di questa presunta strategia? Aumenti di prezzo che nel giro di pochi anni sono arrivati a moltiplicarsi fino a 7 volte. Un balzo enorme, che si è scaricato a cascata sui consumatori al dettaglio e sulle aziende. A pagarne le conseguenze sarebbero stati sia i produttori di PC sia, di riflesso, i loro clienti finali. Quando le materie prime costano di più, prima o poi qualcuno deve coprire la differenza.
Un mercato troppo concentrato
C’è poi un altro aspetto che la denuncia mette nero su bianco, e forse è il più delicato. Il mercato globale della memoria volatile è estremamente concentrato. Le tre società chiamate in causa controllano da sole il 90% della produzione mondiale. Un dato che lascia poco spazio all’immaginazione su quanto sia ristretto il club che decide come gira tutto il settore.
Vale la pena ricordare che Samsung gioca su più tavoli: è anche una delle protagoniste assolute nel campo delle memorie NAND, quelle che troviamo dentro SSD, chiavette USB, moduli UFS e simili. Insomma, un peso specifico difficile da ignorare.
Questa altissima concentrazione rende complicato l’arrivo di nuovi concorrenti capaci di compensare eventuali tagli all’offerta. Aprire un nuovo impianto produttivo non è cosa da poco. Servono investimenti nell’ordine di decine di miliardi di dollari e tempi di realizzazione lunghissimi. Nessuno, dall’oggi al domani, può improvvisarsi rivale di questi tre giganti.
Ed è proprio su questo equilibrio fragile che ruota l’intera vicenda. Quando pochissimi attori detengono praticamente tutta la produzione, ogni decisione presa a monte può avere effetti enormi a valle. La denuncia punta esattamente lì, sul rischio che una posizione dominante così marcata possa trasformarsi in un terreno fertile per pratiche anticoncorrenziali.
Resta da capire come si svilupperà il procedimento negli Stati Uniti e se la richiesta otterrà davvero lo status di class action. Per ora le accuse sono sul tavolo, pesanti, e coinvolgono nomi che chiunque mastichi un minimo di tecnologia conosce bene. Le tre aziende controllano la quasi totalità di un mercato fondamentale per qualsiasi dispositivo elettronico moderno, dai computer agli smartphone, e qualunque movimento sui prezzi della DRAM si fa sentire ovunque.