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Alla Monterey Car Week 2026, nel corso dell’evento The Quail, Gordon Murray Special Vehicles ha tolto i veli alla nuova Gordon Murray S1, una supercar che rovescia completamente il modo di ragionare a cui il settore ci ha abituati. Niente caccia al tempo sul giro, niente fibra di carbonio spalmata ovunque solo per incollare l’auto all’asfalto. La base tecnica arriva dalla S1 LM, questo sì, ma la filosofia cambia direzione: comfort sulle lunghe distanze, aderenza puramente meccanica e quel feeling analogico che ormai si fatica a trovare.
Basta guardarla di profilo per capire che aria tira. Sparita l’enorme ala posteriore fissa, sparito lo splitter anteriore, sparite le minigonne vistose della variante LM. Ogni pannello della carrozzeria in fibra di carbonio è stato ridisegnato da zero per ottenere una linea più pulita, quasi classica nelle proporzioni.
Una carrozzeria ripulita e un omaggio al 1992
La stabilità alle alte velocità viene affidata a un sistema aerodinamico attivo completamente integrato nel posteriore, che fa il lavoro delle vecchie appendici fisse senza doverle esibire. Davanti cambiano i gruppi ottici, con le luci diurne spostate all’interno del proiettore, mentre nella presa d’aria della calandra spuntano due fari supplementari. Non è un vezzo qualsiasi: è un richiamo diretto al prototipo di Monaco del 1992, un’idea che Murray aveva messo su carta decenni fa senza mai vederla arrivare sui modelli di serie.
Il resto degli esterni segue la stessa logica. Specchietti ancorati ai montanti con retrocamere integrate, cerchi leggeri dal disegno inedito e portiere diedrali con finestrini tradizionali che scendono davvero, un dettaglio banale solo in apparenza per chi è abituato ai vetri in plexiglas da corsa.
V12 Cosworth, 12.100 giri e un cambio manuale
Sotto la carrozzeria lavora il V12 aspirato Cosworth da 4,2 litri, esposto nel vano motore insieme allo scarico in Inconel lucidato e alla protezione termica in oro 24 carati. Questo propulsore arriva a urlare fino a 12.100 giri al minuto e produce 690 CV con 500 Nm di coppia. Il dato interessante per l’uso quotidiano però sta altrove: l’81% della spinta è già disponibile a 2.500 giri, il che significa riprese fluide senza dover per forza tirare ogni marcia fino al limitatore. Pistoni leggeri al carburo di silicio, valvole e bielle in titanio, lubrificazione a carter secco, il resto della scheda tecnica racconta da solo che tipo di lavoro c’è dietro.
La trasmissione affida tutto a un cambio manuale a sei marce, con cavi di rinvio più dritti che rendono gli innesti secchi e precisi, e una sesta marcia rapportata lunga per i trasferimenti autostradali. Le carreggiate rimangono larghe come quelle della LM, ma l’altezza da terra cresce di 10 mm e le sospensioni adottano una taratura più morbida. Nonostante le finiture aggiuntive, la ricerca ossessiva del grammo in meno ha permesso di tenere il peso complessivo sotto quello della T.50.
Tre posti, guida centrale e appena 64 esemplari
Dentro si ritrova la classica posizione di guida centrale con i due sedili passeggero ai lati, marchio di fabbrica della casa. L’ambiente però è stato ripensato in chiave gran turismo: pelli pregiate, tessuti personalizzabili, un isolamento acustico decisamente più curato, schermi aggiornati e un impianto audio ultraleggero. Dal posto di guida si può anche regolare la risposta del servosterzo, passando da una modalità morbida pensata per la crociera a una taratura che non filtra nulla di quello che succede tra le curve.
L’obiettivo, come ha raccontato Murray, era costruire un’auto capace di coprire in totale relax il tragitto da Los Angeles a Monterey senza rinunciare al piacere di una scalata di marcia col V12 a pieni giri. La Gordon Murray S1 resterà comunque un oggetto per pochissimi: la produzione è fissata a 64 esemplari in tutto il mondo, ognuno personalizzato su misura e con prezzo riservato.










