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Chi acquista un dongle Wi-Fi USB per rimettere in sesto la connessione di un vecchio portatile o di un fisso senza scheda di rete decente si trova quasi sempre davanti allo stesso dubbio: la porta USB del computer è abbastanza veloce, oppure finisce per strozzare tutto? La risposta breve non esiste, ma quella lunga è più rassicurante di quanto si pensi, a patto di sapere cosa significano davvero i numeri stampati sulla confezione.
Perché la chiavetta USB resta il modo più immediato per aggiungere hardware di rete a una macchina che non ne ha, o che ne ha uno ormai datato. Gli adattatori Wi-Fi 7 e Wi-Fi 6 promettono cifre da capogiro, ben oltre il gigabit al secondo, e proprio quelle cifre alimentano il sospetto che il collo di bottiglia sia altrove, cioè nella porta in cui la chiavetta viene infilata.
I numeri sulla scatola non sono quelli reali
Le sigle tipo AX1800 per un dongle Wi-Fi 6 o BE6500 per uno Wi-Fi 7 appartengono a una categoria che vale la pena chiamare con il suo nome: pseudo classe. Sono invenzioni di marketing, non hanno alcun rapporto con la velocità che si ottiene davvero in casa o in ufficio. Il meccanismo è semplice. I produttori sommano le velocità massime teoriche di ogni banda di frequenza supportata dall’adattatore. AX1800, per dire, nasce dalla somma di 1.200 Mbit/s sui 5 GHz e 574 Mbit/s sui 2,4 GHz, arrotondati verso l’alto. Peccato che una trasmissione Wi-Fi lavori su una sola frequenza alla volta, quindi quella somma resta pura aritmetica da scatola.
Con il Wi-Fi 7 esisterebbe una scappatoia teorica, cioè la funzione MLO MLMR, che permette di usare più collegamenti radio insieme. Serve però che sia il dongle sia il router la supportino, e al momento nessun dongle Wi-Fi 7 è in grado di farlo. Anche i valori per le singole frequenze restano dati lordi, irraggiungibili nell’uso quotidiano. Il motivo è banale: anche con router e chiavetta a pochi metri di distanza, gli errori di segnale riducono la velocità effettiva. Nella migliore delle ipotesi si arriva al 60 o 70 per cento del dato dichiarato. Tradotto, un dongle Wi-Fi 7 di fascia alta viaggia realisticamente attorno ai 2 Gbit/s.
Quanto regge davvero la porta USB
A questo punto il confronto diventa facile. La USB 3.0, che nella nomenclatura più recente si chiama USB 3.2 Gen 1, ha un tetto teorico di 5 Gbit/s. Anche qui ci sono perdite, dovute all’overhead del protocollo, a cavi di qualità scadente, a un processore troppo carico, a driver difettosi o semplicemente ad altre periferiche collegate che si spartiscono la banda. Nonostante tutto, nella pratica una porta USB 3.0 consegna dai 2,5 a oltre 3 Gbit/s. Abbastanza, quindi, anche per i dongle Wi-Fi 7 più veloci.
Lo stesso vale a maggior ragione per gli adattatori Wi-Fi 6, i cui modelli migliori si fermano tra 1,5 e 1,8 Gbit/s. Il discorso cambia radicalmente con la USB 2.0: se l’obiettivo è sfruttare fino in fondo un adattatore Wi-Fi 6 o Wi-Fi 7, quelle chiavette vanno evitate, perché lì il freno c’è eccome.
Quando la chiavetta lenta ha comunque senso
Detto questo, i modelli USB 2.0 non sono da buttare. Prodotti come Asus USB-BE92 Nano hanno un vantaggio concreto: sono minuscoli, restano infilati nel portatile senza sporgere e difficilmente si perdono. In condizioni radio favorevoli arrivano a 200 o 300 Mbit/s, più che sufficienti per la banda offerta dalla maggior parte delle connessioni VDSL domestiche. Un ultimo dettaglio riguarda le porte USB Type-C, dove si nasconde una piccola trappola. Con il Type-A la distinzione è quasi sempre visiva, il colore blu indica una porta 3.0. Con il Type-C invece non c’è alcun codice cromatico e bisogna cercare l’eventuale etichetta accanto al connettore. Se manca anche quella, l’unica strada rimasta è aprire il manuale del computer e controllare le specifiche.








