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Disney+ blocca il Cast in Germania e Paesi Bassi: ecco perché

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Chi apre Disney+ in Germania o nei Paesi Bassi e prova a mandare un film sul televisore tramite Google Cast si trova davanti a un messaggio che spegne subito l’entusiasmo: la funzione non è più disponibile. Non si tratta di un bug momentaneo né di un problema di rete domestica, ma della conseguenza diretta di una battaglia legale sui brevetti che va avanti da mesi e che sta ritagliando via, pezzo dopo pezzo, alcune delle caratteristiche più comode della piattaforma di streaming.

La controparte è InterDigital, società che gestisce un portafoglio di brevetti legati alle tecnologie di trasmissione e riproduzione video. Disney ha collezionato una serie di sconfitte in tribunale e ogni round perso si è tradotto in una limitazione concreta per gli abbonati. Prima era toccato al 4K HDR con Dolby Vision e ai contenuti in 3D, spariti da alcune regioni per poi tornare disponibili nel giro di qualche tempo. Adesso il bersaglio è la capacità di trasmettere il flusso video dallo smartphone o dal tablet verso la TV.

Cosa succede a chi prova a trasmettere

Il blocco è già attivo e diversi utenti hanno segnalato la comparsa di un avviso piuttosto esplicito quando tentano di avviare la trasmissione. Il testo, tradotto, recita che lo streaming tramite Chromecast non è disponibile nel paese di origine dell’account. Nessuna spiegazione tecnica, nessun riferimento alla causa in corso, soltanto una porta chiusa.

Il dettaglio interessante riguarda proprio il riferimento al paese di origine. Non conta soltanto dove ci si trova fisicamente in quel momento, ma la regione associata al profilo. Un elemento che complica la vita a chi viaggia o a chi ha sottoscritto l’abbonamento in uno dei due mercati coinvolti dall’ingiunzione, ovvero Germania e Paesi Bassi. Gli altri territori, per ora, restano fuori dal perimetro del provvedimento. Va detto che parlare di sparizione definitiva sarebbe prematuro. Disney ha tutti gli strumenti per presentare appello e con ogni probabilità lo farà, seguendo lo stesso copione visto con le limitazioni precedenti. Quelle restrizioni sul Dolby Vision e sui contenuti tridimensionali erano state introdotte e poi rimosse, segno che la partita giudiziaria resta aperta e che le decisioni dei tribunali possono essere ribaltate o sospese. Nel frattempo, però, l’app è vincolata a rispettare l’ingiunzione e a disattivare la funzione nei territori indicati.

Il contesto attorno alla tecnologia di trasmissione

La vicenda arriva in un momento in cui il protocollo di trasmissione di Google sta vivendo una fase contraddittoria. Da un lato l’ecosistema si allarga, con Instagram che ha aggiunto il supporto per guardare i Reels sul televisore e con il protocollo che è stato esteso ai televisori Samsung, non soltanto ai modelli più recenti usciti sul mercato. Dall’altro lato c’è chi ha fatto la scelta opposta, come Netflix, che ha rimosso il supporto convinta che ormai pochissimi utenti si affidino davvero a questo metodo per portare i contenuti sul grande schermo.

In mezzo a queste due tendenze si inserisce il caso di Disney, dove però la decisione non nasce da una valutazione strategica interna ma da un’imposizione esterna. È una differenza sostanziale: nel caso di Netflix la funzione è stata sacrificata per scelta, qui invece viene tolta contro la volontà dell’azienda, che si trova a dover gestire il malcontento degli abbonati senza poter fare molto nell’immediato. Per chi utilizza Disney+ nei due paesi colpiti restano comunque alternative pratiche, come le applicazioni native disponibili sulle smart TV, sulle console e sui box multimediali, che continuano a funzionare senza limitazioni. La comodità di prendere il telefono e spedire il contenuto sullo schermo grande con un tocco, però, per il momento non è replicabile. Il messaggio di errore continua a comparire e la questione passa nelle mani dei legali, con l’esito che dipenderà dalle prossime tappe del contenzioso con InterDigital.

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