I diritti TV del calcio sono destinati a valere meno di quanto valgono oggi, e a dirlo senza troppi giri di parole è stato Giovanni Malagò, presidente della FIGC. Il quadro che ha tracciato non lascia molto spazio all’ottimismo, perché mette insieme due problemi che si intrecciano tra loro. Da un lato un mercato televisivo che ormai sembra aver toccato il suo tetto, dall’altro una pirateria che continua a correre e che si sta rivelando ben più grave di quanto molti pensassero.
Un mercato che ha smesso di crescere
Il ragionamento parte da una constatazione piuttosto semplice. Il valore dei diritti televisivi non può salire all’infinito, e secondo Malagò siamo arrivati a un punto in cui la crescita si è fermata. Anzi, la direzione ormai è quella opposta. Le cifre che le emittenti sono disposte a mettere sul piatto per trasmettere le partite non aumentano più come accadeva un tempo, e questo per il movimento calcistico italiano rappresenta un bel problema, considerando quanto pesano quelle entrate sui bilanci dei club.
La saturazione del mercato non è un fenomeno improvviso. Le piattaforme che si contendono le partite sono ormai poche, e la concorrenza che in passato faceva lievitare i prezzi si è affievolita. Meno soggetti disposti a spendere significa meno pressione al rialzo, e quindi valutazioni che tendono a scendere. Un meccanismo abbastanza lineare, che però rischia di lasciare il segno sui conti del calcio nostrano.
La pirateria pesa più di quanto si credeva
C’è poi il capitolo delle trasmissioni illegali, e qui il tono di Malagò si fa ancora più netto. La pirateria è un fenomeno peggiore del previsto, capace di sottrarre valore proprio a quei diritti che già faticano a mantenersi. Chi guarda le partite senza pagare toglie risorse a tutto il sistema, e questo alla lunga si traduce in offerte più basse da parte delle emittenti, che si trovano a fare i conti con un pubblico più piccolo di quello reale.
Il presidente della FIGC ha avanzato anche una proposta concreta su come affrontare la questione. Le multe antipirateria, quelle che vengono comminate a chi trasmette illegalmente o a chi usufruisce dei contenuti pirata, dovrebbero secondo lui tornare quasi interamente al calcio. L’idea è che quei soldi possano essere reinvestiti nel movimento, restituendo almeno in parte ciò che la pirateria porta via. Una forma di compensazione che riconoscerebbe il danno subito da chi produce lo spettacolo.
Il collegamento tra i due temi è evidente. Se il mercato non cresce più e la pirateria erode ulteriormente il valore delle partite, il rischio è quello di un calo delle risorse che difficilmente potrà essere compensato. Ecco perché Malagò insiste tanto su questo punto, mettendo insieme la questione economica dei diritti con quella, più tecnica ma altrettanto pesante, della lotta alle trasmissioni illegali. Due facce dello stesso problema, che riguarda da vicino la tenuta economica dell’intero sistema calcistico italiano.


