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Il primo disco di Debbie Harry non è quello che tutti ricordano, e nemmeno ci somiglia: a 23 anni la futura voce dei Blondie aveva già pubblicato un album con una band folk psichedelica che nessuno ha mai davvero ascoltato, un fallimento talmente netto che il gruppo si sciolse dopo appena un anno. Poco tempo dopo, quella stessa ragazza sarebbe diventata una delle figure più riconoscibili della musica del Novecento.
La storia comincia lontano dai palchi. Prima di decidere che cantare sarebbe stato il suo mestiere, Deborah aveva girato a vuoto tra New York e il New Jersey, accumulando lavori uno dopo l’altro: segretaria, cameriera, ballerina go go, e per un periodo anche coniglietta di Playboy. Nessuna traiettoria lineare, nessun piano di carriera. Solo una serie di tentativi, come capita a chiunque a vent’anni non sappia ancora bene dove andare.
Il debutto sfortunato con The Wind in the Willows
A 21 anni arriva una svolta improvvisa, di quelle che sul momento sembrano solo un’altra deviazione. Deborah entra come voce secondaria in un gruppo di folk psichedelico completamente sconosciuto, The Wind in the Willows, nome preso in prestito dal classico della letteratura per l’infanzia. Oltre a cantare, di tanto in tanto imbracciava anche la chitarra acustica. Un ruolo laterale, insomma, dentro una formazione che nessuno seguiva.
Poi, un paio d’anni più tardi, la porta sembra aprirsi per davvero. Il gruppo viene messo sotto contratto da Capitol Records, etichetta solida e con una reputazione già costruita, e nel 1968 arriva il disco: undici brani, quasi tutti scritti principalmente da Paul Klein. Il risultato commerciale è però impietoso. L’album si infila al numero 195 della top 200 di Billboard, che equivale più o meno a essere invisibili.
Senza successo di vendite e senza il sostegno della critica, The Wind in the Willows si separa un anno dopo il debutto. Restò nel cassetto un secondo album, mai pubblicato, in cui il contributo vocale di Debbie sarebbe stato molto più consistente. Un debutto e una fine, praticamente nello stesso respiro.
L’incontro con Chris Stein e la nascita dei Blondie
Quello che colpisce, ripensandoci, è che non ci fu nessuna resa. Qualche anno dopo Debbie si unisce come cantante a una band chiamata The Stillettoes, ed è lì che incontra Chris Stein, prima fidanzato e soprattutto socio creativo decisivo. Da quel legame nasce tutto il resto.
Capelli tinti di biondo, praticamente nessuna compagnia oltre a Stein, e un nome nuovo: Blondie. Il gruppo diventa una delle realtà più popolari e più coraggiose del nuovo punk rock e della new wave, con una libertà nel mescolare linguaggi musicali che a metà anni Settanta era tutt’altro che scontata. Tra il 1979 e il 1981 la band piazza quattro canzoni ai vertici delle classifiche di vendita, e la sua cantante si trasforma in una vera leggenda della musica.










