In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Il via libera ai cyberattacchi condotti da aziende private contro criminali stranieri arriva da un memorandum presidenziale firmato mercoledì, con cui l’amministrazione Trump apre a un programma finora senza precedenti nel settore della sicurezza informatica statunitense. L’idea di fondo è semplice da riassumere e molto meno semplice da gestire nella pratica: soggetti privati potranno sorvegliare e mandare in tilt reti criminali che operano fuori dai confini americani, però sempre sotto il controllo e la supervisione del governo federale.
Il passaggio chiave è proprio quello. Le imprese coinvolte non agiranno in autonomia, ma dentro una cornice definita dalle autorità, con Washington che resta il regista dell’operazione. Una formula che, sulla carta, prova a tenere insieme due esigenze diverse: la velocità e la competenza tecnica del settore privato da una parte, la responsabilità pubblica dall’altra.
Cyberattacchi: chi vigila sulle aziende private autorizzate
A guidare e sorvegliare il programma saranno il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento della Sicurezza Interna. Non un affidamento generico, quindi, ma una responsabilità condivisa tra due strutture federali che dovranno stabilire chi può entrare e chi resta fuori. Perché l’accesso non è libero: le società interessate dovranno rispettare una serie di requisiti piuttosto stringenti.
Il memorandum parla di competenza tecnica dimostrabile, di esperienza già maturata sul campo nelle operazioni cyber e di sicurezza delle strutture fisiche in cui queste attività verranno svolte. In altre parole, non basta avere bravi tecnici, serve anche la capacità di proteggere sedi, sistemi e dati da eventuali intrusioni. Un dettaglio che dice parecchio sulla natura delicata del lavoro richiesto, visto che chi colpisce reti criminali diventa a sua volta un bersaglio interessante.
La lista dei requisiti, stando al documento, non si esaurisce lì. Ci sono ulteriori condizioni che le aziende private dovranno soddisfare per essere ammesse, incluso l’obbligo di garanzie formali legate alla partecipazione al programma. Un filtro pensato per evitare che il perimetro si allarghi troppo e finisca per includere operatori improvvisati.
Sorvegliare e disturbare le reti criminali
Le attività consentite ruotano attorno a due verbi: sorvegliare e interrompere. Significa poter monitorare i movimenti dei gruppi criminali attivi online e, quando serve, intervenire per bloccarne le operazioni. Non un semplice lavoro di intelligence passiva, insomma, ma la possibilità concreta di agire contro l’infrastruttura usata dai criminali informatici che operano dall’estero.
È qui che il memorandum presidenziale segna una discontinuità rispetto al passato. Storicamente il contrasto attivo alle minacce cyber di matrice criminale è rimasto appannaggio delle agenzie federali e delle forze dell’ordine, con il settore privato relegato a un ruolo difensivo o al massimo di supporto. Con questa mossa il confine si sposta, e imprese selezionate potranno operare direttamente sul terreno offensivo, pur restando sotto l’ombrello di controllo del governo.
Il programma nasce quindi come uno strumento di contrasto rivolto verso l’esterno, contro reti che colpiscono cittadini, aziende e istituzioni americane da fuori confine. La struttura di supervisione affidata a Giustizia e Sicurezza Interna serve a fissare i paletti operativi, definendo cosa è permesso e cosa no, oltre a stabilire chi risponde in caso di problemi.
Restano da definire i dettagli attuativi, che spetteranno ai due dipartimenti incaricati. Saranno loro a tradurre in regole concrete i criteri indicati nel documento, dalla verifica delle competenze tecniche alla valutazione della sicurezza fisica delle sedi operative, fino alla gestione degli obblighi di garanzia richiesti alle società ammesse.










