Il cuscino berlinese è una di quelle soluzioni che all’estero ormai fanno parte del paesaggio urbano, ma che in Italia continuano a inciampare nelle regole. Si tratta di un particolare dosso artificiale pensato per far rallentare le automobili senza penalizzare autobus, mezzi di soccorso e chi si muove in bici o a piedi. Un compromesso intelligente, insomma, che però si scontra con un Codice della Strada che, allo stato attuale, non lo prevede tra i dispositivi ammessi salvo specifiche deroghe ministeriali. Ed è proprio questo il punto che accende il confronto tra amministrazioni locali e tecnici della sicurezza.
Come funziona e perché piace così tanto in Europa
La differenza rispetto ai classici rallentatori sta tutta nella forma. Il cuscino berlinese ha di solito una sagoma rettangolare o quadrata e, cosa fondamentale, non copre l’intera larghezza della carreggiata. Questo dettaglio cambia tutto. I veicoli con carreggiata più ampia, come autobus, mezzi per la raccolta dei rifiuti e in molti casi anche i mezzi di soccorso, riescono ad attraversarlo con un impatto ridotto. Le automobili, invece, sono costrette a rallentare per superarlo. Biciclette e motocicli, poi, possono aggirarlo passando lateralmente, con un guadagno evidente in termini di comfort e sicurezza rispetto ai dossi tradizionali.
Nato nel Nord Europa e sperimentato per la prima volta a Berlino, oggi questo sistema viene impiegato soprattutto nelle Zone 30 e nelle aree residenziali. L’obiettivo è chiaro: abbassare la velocità senza intasare il traffico. Un equilibrio che i vecchi dossi, con i loro sobbalzi bruschi, raramente riescono a garantire.
Perché il Codice della Strada italiano non lo consente
Il vero ostacolo è di natura normativa, e riguarda un cavillo tutt’altro che secondario. Il Regolamento di esecuzione del Codice della Strada stabilisce che i dossi artificiali debbano occupare l’intera larghezza della carreggiata. Ed è esattamente la caratteristica che il cuscino berlinese non ha. Risultato: il dispositivo non rientra tra quelli normalmente autorizzabili sul territorio nazionale.
Qualche Comune, però, ha deciso di provarci lo stesso. Alcune amministrazioni hanno avviato sperimentazioni ottenendo autorizzazioni specifiche o deroghe ministeriali, giusto per capire quanto funzioni davvero nella riduzione della velocità e degli incidenti. Negli ultimi anni l’interesse è cresciuto parecchio, complice il fatto che questa soluzione viene percepita come più moderna e più adatta alle esigenze della mobilità urbana di oggi.
Gli studi e le esperienze maturate all’estero raccontano una cosa chiara: il cuscino berlinese è uno strumento efficace di traffic calming, ovvero di moderazione del traffico. Spinge gli automobilisti a togliere il piede dall’acceleratore, aumenta la sicurezza stradale nelle zone frequentate da pedoni e ciclisti, ma evita quei contraccolpi fastidiosi tipici dei dossi classici. E c’è un altro vantaggio niente male: i tempi di percorrenza dei mezzi di emergenza risultano meno penalizzati, aspetto tutt’altro che marginale in città.
Non a caso viene spesso citato come una delle soluzioni migliori per accompagnare lo sviluppo delle Zone 30 e le politiche dedicate alla mobilità sostenibile. Finché non arriverà un aggiornamento della normativa nazionale o una vera e propria omologazione, però, il suo utilizzo in Italia resterà confinato ai casi autorizzati uno per uno, con il confronto tra innovazione infrastrutturale e regole del Codice della Strada ancora tutto da giocare.