Vai al contenuto
Offerte

CPU Intel, arriva il terzo aumento di prezzo: +10% nel 2026

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

I prezzi delle CPU Intel sembrano destinati a salire di nuovo, con un ritocco stimato attorno al 10% che arriverebbe dopo i due aumenti già messi a bilancio nel corso del 2026. Le indiscrezioni arrivano dalla catena di fornitura e, come spesso capita in questi casi, l’azienda non ha confermato nulla, né l’entità del rincaro né quali processori finirebbero nel mirino.

Il quadro, però, ha una sua logica interna. Il primo aggiustamento sarebbe stato applicato nel primo trimestre, il secondo a luglio, e in entrambi i casi aveva toccato alcune CPU client e server. Il terzo intervento seguirebbe la stessa traiettoria, con un dettaglio ancora tutto da chiarire: nessuno, per ora, sa se riguarderà l’intero catalogo oppure soltanto alcune famiglie specifiche. Le voci indicano server e notebook come i candidati più probabili, e non è una scelta casuale.

Perché notebook e server sono i primi della lista

Sul fronte mobile c’è un fattore che pesa più di altri, ossia il costo delle memorie. Le piattaforme più recenti chiedono RAM ad alte prestazioni, e questo da solo basterebbe a spiegare una parte della pressione sui listini. Ma c’è un elemento in più che complica il conto: in alcune generazioni, Lunar Lake in testa, la memoria è integrata direttamente nel package del processore. Tradotto in termini pratici, diventa complicato distinguere dove finisce il prezzo della RAM e dove inizia quello del chip, perché il pacchetto si vende insieme. Quando il costo di un componente sale e quel componente è saldato dentro la CPU, l’aumento si scarica sul prezzo finale del processore senza vie di mezzo.

Il segmento server ragiona invece su un’altra dinamica. Qui Intel si trova in una posizione favorevole grazie alla domanda di capacità di calcolo che arriva dai data center e dai carichi legati all’intelligenza artificiale. È un mercato affamato, disposto a pagare, e questo rende il comparto particolarmente interessante anche sul piano dei margini. Alzare i listini dove la richiesta è alta e i clienti hanno pochi margini di manovra è una mossa che praticamente ogni produttore di semiconduttori ha considerato almeno una volta.

I numeri di bilancio raccontano la stessa storia

C’è un passaggio nei conti dell’azienda che aiuta a leggere tutta la vicenda. Durante la conference call di luglio il CFO David Zinsner aveva spiegato che la crescita del 13% dei ricavi della divisione client rispetto all’anno precedente non era arrivata da un aumento dei volumi venduti, bensì da un prezzo medio di vendita più alto. È una distinzione che sembra tecnica ma dice molto: non è che Intel stia spedendo più processori, è che ogni processore rende di più.

In questa cornice un terzo rincaro nel giro di pochi mesi non suonerebbe come una sorpresa, piuttosto come la prosecuzione di una strategia già visibile nei numeri. La leva sui prezzi funziona finché la domanda tiene, e al momento nel segmento server la domanda tiene molto bene.

Per chi assembla computer o valuta l’acquisto di un portatile, l’effetto pratico è quello prevedibile. Gli aumenti sui listini ufficiali tendono a filtrare verso il mercato con tempi variabili, a volte assorbiti dai margini dei partner, a volte riversati sul prezzo finale. Il fatto che si parli di notebook come uno dei segmenti coinvolti significa che l’impatto potrebbe farsi sentire anche sui computer preassemblati, dove il costo della piattaforma completa incide in modo diretto sul cartellino.

Condividi:
133 Condivisioni