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Mega Man: Dual Override, provato il ritorno del Blue Bomber

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Con Mega Man: Dual Override CAPCOM prova a riportare il Blue Bomber sulle console di ultima generazione senza tradire quello che la serie è sempre stata, e le prime impressioni raccolte durante la prova alla gamescom 2026 vanno esattamente in quella direzione. Il gioco arriverà nella primavera del 2027 su PC, PlayStation 5, PlayStation 4, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, e si inserisce in quella striscia positiva che CAPCOM ha inaugurato con Resident Evil VII: Biohazard e non ha più interrotto.

A differenza di altri marchi rimasti fermi per decenni, come Onimusha tornato in scena con Way of the Sword, la serie di Mega Man non ha vissuto un letargo così lungo. L’ultimo capitolo principale, Mega Man 11, risale al 2018. Mancava però un debutto vero sulle piattaforme attuali, e questo nuovo episodio sembra volerlo fare con una certa eleganza.

Un Mega Man che si riconosce al primo salto

La cosa che colpisce di più della prova è quanto Dual Override sappia di Mega Man. Detta così può sembrare banale, ma negli anni si sono viste parecchie resurrezioni di serie storiche che con gli originali avevano poco a che spartire, se non il nome sulla scatola. Qui succede il contrario. Scatto, salto, colpo caricato: tutto risponde come ci si aspetta, senza periodi di adattamento.

La sessione è stata breve, il che ha senso visto che nessun capitolo della serie ha mai richiesto decine di ore per arrivare ai titoli di coda, eppure è bastata a chiarire la direzione. La formula classica, quella che perdona poco, resta intatta, ma attorno le sono state costruite alcune meccaniche nuove.

La più interessante è il Custom Chip, un sistema di chip da equipaggiare prima di entrare in uno stage per modificare le abilità del protagonista. Tra le opzioni ci sono la carica automatica dell’arma principale e la possibilità di curarsi passando dal menu. Per chi mastica la serie da sempre esiste anche la scelta opposta, cioè giocare senza alcun chip attivo, esattamente come nei capitoli storici.

Livelli e boss che non fanno sconti

Il sistema dei chip appare come un’aggiunta quasi necessaria per allargare il pubblico, perché il team di sviluppo non ha alleggerito nulla sul fronte del level design. Nei tre stage provati c’erano sezioni di platforming spinose, rese ancora più insidiose da configurazioni di nemici che lasciano pochissimo margine d’errore. Con i chip giusti la vita si semplifica, senza invece il sapore è quello autentico della serie.

Discorso simile per i boss, che non sembrano scendere a compromessi con i nuovi arrivati. Twinkle Girl, avversaria posta al termine della demo, ha richiesto un lavoro di memorizzazione dei pattern per schivare gli attacchi e infilare danni nelle piccole finestre disponibili. Il sistema Override, che potenzia il personaggio ma è utilizzabile una sola volta per stage, ha reso lo scontro più gestibile, non certo una passeggiata.

Proto Man e una difficoltà che si può scegliere

A rendere il quadro più intrigante c’è la conferma che Proto Man sarà giocabile, con uno stile di gioco differente rispetto al protagonista. Non sarà un progetto dalle proporzioni enormi come altri titoli usciti dalla casa giapponese negli ultimi anni, ma ha tutte le carte in regola per collocarsi tra i migliori, proprio grazie a un’esperienza che può essere accogliente oppure durissima a seconda di come il giocatore decide di configurarla.

In una fase in cui i giochi d’azione tendono ad ammorbidirsi sempre di più, la scelta di lasciare intatta la spina dorsale del gioco e di affidare al giocatore la decisione su quanto rendersi la vita complicata è una direzione che merita attenzione. Il debutto è fissato per la primavera del 2027, con CAPCOM che porterà il titolo su tutte le principali piattaforme, console di nuova e vecchia generazione comprese.

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