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Chi gioca su PC farebbe bene a segnarsi il nome di una funzione che sta per diventare protagonista silenziosa degli aggiornamenti: Memory Integrity, la protezione di sicurezza che Microsoft ha deciso di attivare in automatico su un numero più ampio di dispositivi Windows 11. Non serve alcuna azione da parte dell’utente, arriverà da sola con i normali aggiornamenti di qualità a partire da ottobre, e su alcune configurazioni potrebbe farsi sentire proprio dove dà più fastidio, cioè nel frame rate dei giochi.
La conferma arriva da Peter Waxman, group program manager di Microsoft, che ha spiegato come gli aggiornamenti di qualità di Windows inizieranno ad abilitare la protezione Memory Integrity sui dispositivi idonei. Non solo: dove non fosse già attiva, gli stessi aggiornamenti accenderanno anche la Virtualization-based Security, la cosiddetta VBS, rendendo disponibili ulteriori funzionalità di sicurezza. In pratica un pacchetto che si installa senza troppi annunci, come accade ormai spesso quando di mezzo c’è la protezione del sistema.
Cosa fa davvero Memory Integrity e perché i giochi ne risentono
Si tratta di una protezione che lavora a livello kernel, quindi nel cuore del sistema operativo. Il compito è impedire l’esecuzione di codice o driver non attendibili, tagliando fuori una categoria di attacchi malware piuttosto insidiosa, quella che punta a infilarsi nei livelli più profondi di Windows dove i normali antivirus faticano ad arrivare. Un lavoro utile, difficile dire il contrario.
Il rovescio della medaglia sta nel prezzo da pagare in termini di prestazioni. Perché una protezione che controlla costantemente cosa gira nel sistema consuma risorse, e quelle risorse le prende dalla CPU. Sui processori recenti l’impatto è talmente contenuto da risultare difficile persino da notare durante una sessione normale. Su hardware più datato il discorso cambia parecchio: il calo di fotogrammi può diventare evidente, soprattutto nei titoli che già di loro spremono il processore più della scheda grafica. Non è nemmeno una scoperta dell’ultima ora, visto che la stessa Microsoft aveva già segnalato questo effetto collaterale in passato.
C’è però un dettaglio che farà piacere a chi si è già mosso in anticipo. Chi ha disattivato manualmente Memory Integrity nel tempo non se la ritroverà riaccesa a sorpresa dopo l’aggiornamento. La scelta fatta in autonomia viene rispettata, nessuna riattivazione forzata.
Come controllare lo stato e disattivarla, se serve
La verifica richiede pochi secondi. Basta digitare Isolamento core nella barra di ricerca di Windows e aprire il risultato: si finisce dentro l’app Sicurezza di Windows, dove compare l’interruttore che gestisce la funzione. Da lì si accende o si spegne senza passare da menu nascosti o chiavi di registro.
Microsoft, va detto, non consiglia di lasciarla spenta e basta. Il suggerimento è di riattivarla una volta chiusa la sessione di gioco, così da non lasciare la macchina scoperta durante il resto della giornata. Un compromesso scomodo, non c’è modo di girarci attorno, e al momento è anche l’unico disponibile per chi vuole tenere insieme sicurezza e fluidità nei giochi. Vale la pena controllare la situazione soprattutto su un PC con qualche anno sulle spalle, in caso si notasse un peggioramento dopo gli aggiornamenti di ottobre.
Dal punto di vista della difesa del sistema la mossa di Microsoft ha una sua logica evidente. Meno digeribile per molti utenti è il metodo, perché una funzione che tocca direttamente le prestazioni nei giochi viene abilitata senza clamore attraverso un update ordinario, quando in tanti avrebbero preferito decidere da soli. È una tendenza sempre più diffusa fra le aziende del settore, che quando si parla di sicurezza tendono a non chiedere il permesso.








