Comic Chat torna disponibile, e non come semplice curiosità da archivio: Microsoft ha deciso di pubblicare il codice sorgente di quello che negli anni Novanta fu uno degli esperimenti software più curiosi mai partiti dai suoi laboratori. Il rilascio è avvenuto con licenza MIT, il che significa che il vecchio client IRC diventa a tutti gli effetti un progetto open source, aperto a sviluppatori e ricercatori che vogliano metterci le mani.
Non è solo un tuffo nella nostalgia, anche se un po’ lo è. Il punto interessante è un altro. All’epoca, in un mondo che non conosceva ancora emoji o GIF, qualcuno provava già a rendere le chat più espressive con immagini che si muovevano e cambiavano. Rileggerlo oggi permette di osservare da vicino un’idea che, a suo modo, anticipava soluzioni diventate poi normalissime sulle piattaforme moderne.
Un client IRC che trasformava le chiacchiere in fumetti
Comic Chat nacque nel 1995 dentro il Microsoft Research Virtual Worlds Group, frutto del lavoro di David “DJ” Kurlander, e arrivò al pubblico nel 1996 insieme a Internet Explorer 3. La differenza rispetto ai client IRC classici era netta. Dove gli altri mostravano righe di testo una sotto l’altra, questo programma prendeva la conversazione e la trasformava in una sequenza di vignette. Gli utenti diventavano personaggi disegnati, capaci di cambiare espressione, postura e persino inquadratura a seconda di quello che scrivevano.
Niente Intelligenza Artificiale, sia chiaro, non nel senso che diamo oggi al termine. Funzionava con un insieme di regole che leggevano il testo e decidevano tono, disposizione e aspetto grafico. Il risultato però era sorprendente: una specie di racconto visivo del dialogo, con tanto di balloon e scene che ricordavano davvero una tavola a fumetti.
Sul piano tecnico il progetto venne costruito in Visual C++ 4.0 usando le librerie MFC, mentre lo stile dei disegni portava la firma del fumettista Jim Woodring. Alcune delle soluzioni pensate per il layout automatico finirono addirittura documentate alla SIGGRAPH 1996, a dimostrazione di quanto l’ambiente accademico guardasse con interesse a quell’esperimento. E poi c’è il dettaglio che quasi tutti ricordano, anche senza sapere da dove venga. Il font Comic Sans trovò proprio qui uno dei suoi primi impieghi coerenti. Infilato dentro i balloon, contribuì a rendere globale un carattere che nel tempo sarebbe diventato tanto iconico quanto detestato.
Perché riportarlo alla luce oggi
La scelta di Microsoft segue una logica abbastanza chiara. Conservare un esempio significativo di sperimentazione software e renderlo studiabile con gli strumenti di adesso. Il repository ufficiale contiene le istruzioni per compilare tutto con versioni recenti di Visual Studio, collegarlo a server IRC ancora attivi e migliorare la compatibilità con l’hardware più nuovo. Non si parla quindi di un ritorno commerciale, ma di una base su cui lavorare, studiare, adattare.
Guardato con occhi del 2026, Comic Chat ha qualcosa di stranamente attuale. L’idea di arricchire il testo con elementi grafici generati in automatico ricorda parecchio la logica delle app di messaggistica di oggi. E il tentativo di interpretare il tono dei messaggi, seppur in forma rudimentale, fa pensare a funzioni che ora associamo all’AI. Le distanze restano enormi, certo. Quel sistema era deterministico, con confini ben precisi, lontanissimo dalle tecnologie attuali.