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Cloudflare cf: la nuova CLI pensata anche per gli agenti AI

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Con Cloudflare cf l’azienda propone una nuova interfaccia a riga di comando pensata tanto per le persone quanto per gli agenti AI che ormai lavorano direttamente sul terminale. Per anni questi strumenti sono stati costruiti attorno a sviluppatori e amministratori capaci di ricordare sintassi, opzioni e nomi dei comandi. Un software però ha esigenze diverse perché deve scoprire da solo le operazioni disponibili, leggere risultati strutturati e concatenare più passaggi senza ambiguità.

I numeri diffusi da Cloudflare spiegano bene il cambio di rotta. A marzo 2026 gli agenti software generavano circa il 25% dell’attività su Wrangler, la CLI usata da tempo per sviluppare e distribuire Workers, mentre un anno prima la quota era ancora a una cifra. Nella settimana precedente all’annuncio di settembre 2026 la percentuale era salita al 48%. Gli agenti poi usano ogni giorno quasi il doppio dei comandi distinti e sono quasi quattro volte più propensi a metterne in fila almeno 6 nella stessa sessione.

C’è anche una questione di scala. Wrangler espone circa 280 percorsi di comando mentre l’API di Cloudflare conta oltre 3.000 operazioni distribuite su più di 100 prodotti. Da qui la decisione di creare Cloudflare cf, uno strumento progettato fin dall’inizio per gli agenti di coding che eseguono comandi, cercano risorse e modificano configurazioni senza che l’utente debba intervenire a ogni passaggio.

Forge e il formato JSON alla base della nuova CLI

Passare da qualche centinaio di funzioni a migliaia richiedeva un metodo solido. Per questo Cloudflare ha sviluppato Forge, un sistema open source che parte dalle descrizioni delle API e genera in automatico SDK, CLI, documentazione e altri componenti software. Il punto di partenza sono in gran parte gli schemi OpenAPI già usati per documentare le interfacce di programmazione e produrre gli SDK.

A questi schemi l’azienda aggiunge informazioni che OpenAPI da solo non rappresenta bene come le convenzioni dei comandi, gli argomenti della CLI, le funzioni locali e le relazioni tra risorse. In questo modo Forge trasforma la stessa descrizione di origine in interfacce differenti mantenendo nomi e comportamenti più coerenti.

Il formato predefinito diventa JSON. Secondo Cloudflare è più semplice da elaborare, riduce il testo superfluo passato al modello e permette all’agente di prendere solo i campi che gli servono. Il risultato resta leggibile anche da una persona ma non è più la classica tabella a guidare il progetto. Molte CLI tradizionali considerano l’automazione un caso secondario, qui succede l’opposto perché chi riceve direttamente l’output può essere un software mentre l’utente vede soltanto la risposta finale rielaborata dall’agente.

La ricerca dei comandi e come iniziare a usare cf

Con più di 3.000 operazioni inserire l’elenco completo nel prompt sarebbe uno spreco enorme. La soluzione si chiama cf cli search, una funzione che accetta una richiesta in linguaggio naturale e restituisce le operazioni più pertinenti sfruttando descrizioni e parametri delle API. L’agente non deve conoscere in anticipo tutto l’albero dei comandi ma può descrivere ciò che vuole ottenere, trovare le opzioni candidate e poi lanciare quella giusta. La CLI segnala da sola l’esistenza della ricerca la prima volta che l’agente richiama l’aiuto.

L’idea affronta un limite concreto degli strumenti pensati per i Large Language Models. Offrire più funzioni serve a poco se per descriverle tutte bisogna riempire la finestra di input con migliaia di definizioni, mentre la ricerca sposta la scoperta del comando al momento esatto in cui serve. A questo si aggiungono configurazioni tipizzate e informazioni accessibili tramite LSP, il protocollo che consente a editor e agenti di conoscere tipi, parametri ed eventuali errori mentre modificano il codice. La beta pubblica di Cloudflare cf si installa tramite npm come pacchetto globale e il repository su GitHub contiene il codice sorgente distribuito con licenze open source. Per un Worker esistente il comando centrale è cf migrate, mentre per un nuovo progetto c’è cf init. Con cf init/deploy si può configurare in automatico il Cloudflare Vite Plugin e generare il file di configurazione, e i siti statici possono essere pubblicati anche senza configurazione esplicita lanciando direttamente cf deploy.

Resta però il tema della sicurezza. Affidare agli agenti AI uno strumento capace di modificare DNS, policy di sicurezza, database, domini e configurazioni di produzione amplia parecchio le conseguenze di un comando sbagliato. Autenticazione con privilegi minimi, token API limitati, separazione tra ambienti e revisione delle operazioni sensibili diventano ancora più importanti perché una CLI più potente non elimina la necessità di controllare cosa un agente può davvero fare.

Fonte: TecnoAndroid

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