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California, stop a scrolling infinito e feed AI per gli under 16

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La dipendenza social dei più giovani e i rischi legati ai chatbot AI finiscono nel mirino della California, che ha appena messo nero su bianco un pacchetto di regole destinato a cambiare parecchie abitudini alle aziende tecnologiche con sede nello Stato. Il Governatore Gavin Newsom ha firmato 13 leggi bipartisan che alzano il livello di protezione per i minori online, vietando alle piattaforme di proporre agli under 16 quelle funzioni pensate per tenere incollati allo schermo e imponendo paletti precisi agli assistenti conversazionali.

Il contesto aiuta a capire perché tocchi proprio a Sacramento muoversi. Negli Stati Uniti non esiste nulla di paragonabile al Digital Services Act, al Digital Markets Act o all’AI Act europei, quindi ogni Stato procede in ordine sparso, con norme che valgono solo per le aziende che risiedono sul proprio territorio. E siccome in California ha sede buona parte della Silicon Valley, il peso specifico di queste decisioni è evidente. Le nuove misure si aggiungono a quelle già approvate a metà ottobre 2025.

Chatbot di compagnia, protocolli di crisi e controlli parentali

La norma che ha fatto più discutere è la SB 1119, sostenuta apertamente da OpenAI. Riguarda i cosiddetti chatbot di compagnia, quelli usati anche dai bambini per chiacchierare, e introduce una serie di obblighi tutt’altro che simbolici. Le aziende dovranno predisporre protocolli di gestione delle crisi nel caso in cui emergano intenti suicidari, offrire controlli parentali e inviare notifiche quando le impostazioni di sicurezza vengono disattivate. A questo si aggiungono audit indipendenti sulla sicurezza dei minori e valutazioni annuali dei rischi.

Il fatto che una delle grandi aziende del settore abbia appoggiato il provvedimento non è un dettaglio da poco. Segnala che sul terreno dei minori e dell’intelligenza artificiale conversazionale anche l’industria preferisce regole scritte piuttosto che il far west, con tutto quello che comporta in termini di cause legali e danni reputazionali.

Scrolling infinito e feed algoritmici vietati agli under 16

L’altro pilastro è la AB 1709, che vieta alle piattaforme social di mettere a disposizione degli utenti sotto i 16 anni le funzionalità che creano dipendenza. L’elenco è piuttosto chiaro: riproduzione automatica dei video, scrolling infinito e feed algoritmici costruiti sulla cronologia e sul profilo dell’utente. Tradotto in pratica, significa che le piattaforme dovranno introdurre un sistema di verifica dell’età, perché senza sapere chi sta dall’altra parte dello schermo la norma resterebbe lettera morta.

Qui arrivano le critiche. Secondo la EFF il meccanismo non servirà a granché e finirà solo per costringere gli utenti a condividere dati personali che oggi non sono tenuti a fornire. Una preoccupazione legittima, considerando che ogni sistema di verifica implica la raccolta di documenti o informazioni sensibili.

Sul fronte europeo, intanto, la Commissione ha accertato la violazione del Digital Services Act da parte di Meta proprio per le funzionalità offerte da Facebook e Instagram, le stesse che la California vuole ora mettere fuori gioco per i minorenni.

Il conto salato di Meta e le altre misure

L’azienda di Menlo Park arriva a questo appuntamento con una ferita già aperta. Meta ha accettato di pagare circa 16 miliardi di euro per chiudere il procedimento legale avviato dopo le denunce presentate da numerosi Stati americani. Un accordo enorme, che di fatto certifica quanto sia diventato pesante il tema della tutela dei minori sulle piattaforme.

Le restanti leggi firmate da Gavin Newsom completano il quadro su altri fronti. Una vieta lo sfruttamento sessuale minorile tramite materiale generato o modificato con l’intelligenza artificiale che ritragga una persona di età inferiore ai 18 anni. Un’altra mette fuori legge l’utilizzo dei dati dei minori per la pubblicità personalizzata, chiudendo uno dei canali di monetizzazione più delicati dell’intero ecosistema digitale.

Fonte: TecnoAndroid

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