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BYD S8, la cabriolet che copiava la Mercedes SL e fu un flop

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Nella storia recente di BYD c’è un capitolo che a Shenzhen preferirebbero dimenticare, e riguarda il tentativo di clonare senza troppi giri di parole una delle icone dell’automobilismo tedesco, la Mercedes SL. Oggi il costruttore cinese è il colosso che fa tremare Tesla e toglie il sonno ai dirigenti europei, ma tra il 2006 e il 2009 la musica era diversa: si copiava, e si copiava male. Il risultato di quella stagione porta un nome preciso, BYD S8, e una parabola commerciale che si è chiusa quasi prima di iniziare.

Erano gli anni del Far West dell’auto cinese. I centri stile di Pechino e dintorni non inventavano granché, il copia e incolla era prassi accettata e nessuno si scandalizzava più di tanto. In quel clima BYD decise di provare il salto verso il lusso, con un obiettivo dichiarato: costruire la prima cabriolet con tetto rigido ripiegabile interamente prodotta in Cina, vendendo ai clienti locali l’illusione di guidare un’ammiraglia di Stoccarda spendendo una frazione del prezzo.

Un frontale fotocopiato e un posteriore preso in prestito

Basta guardare il muso della S8 per capire tutto. Doppi fari ovali, mascherina a listelli orizzontali, proporzioni della parte anteriore praticamente sovrapponibili a quelle della Mercedes-Benz SL dell’epoca. Nessuna ambiguità, nessun tentativo di mascherare l’ispirazione: volevano la loro SL e l’hanno disegnata così. Sopra ci hanno montato un tetto in acciaio ad azionamento elettrico che impiegava 25 secondi per aprirsi, mentre il posteriore sembrava arrivare da tutt’altra parte, con una coda che ricordava da vicino una Renault Mégane Cabriolet. Un Frankenstein su quattro ruote, messo insieme pezzo per pezzo pescando qua e là.

Il problema è che l’illusione durava esattamente il tempo di girare la chiave. Della roadster tedesca, quella vera, non restava nulla dal punto di vista meccanico. Niente V8, niente V12, niente trazione posteriore. Sotto il cofano della cosiddetta SL cinese c’era un quattro cilindri 2.0 litri da appena 140 CV, con trazione anteriore. Considerando il peso, gonfiato oltre misura dal complicato meccanismo del tetto in acciaio, le prestazioni erano imbarazzanti. La trasmissione? Un normalissimo manuale a 5 marce oppure, per i più coraggiosi, un automatico CVT di una lentezza esasperante. Un’auto che prometteva vita bella e faticava in salita.

Il flop che BYD ha provato a cancellare

I clienti cinesi amano lo status symbol, questo è noto, ma sprovveduti non lo sono mai stati. Chi aveva il conto in banca giusto andava in concessionaria ufficiale e comprava la Mercedes SL originale. Chi non ce l’aveva, di certo non voleva farsi vedere al volante di una copia malriuscita che stentava a superare un furgone. Le vendite si trasformarono in una carneficina commerciale e BYD staccò la spina al progetto quasi subito, provando a far sparire la S8 dai listini e dalla memoria collettiva.

La lezione, però, sembra essere stata assimilata solo in parte. L’era del copia e incolla sfacciato è quasi finita, nessuno clona più le Mercedes con la carta carbone, eppure la matita dei designer cinesi continua a pescare a piene mani dall’ispirazione europea, nel tentativo di costruirsi un’identità riconoscibile a livello globale.

Batterie da record, carrozzerie ancora indietro

Una loro strada la stanno cercando, e per i gusti del pubblico asiatico le linee attuali funzionano piuttosto bene. Guardando però le vetture del Dragone con occhi europei, al netto dei numeri di vendita da capogiro, molte BYD di oggi sul piano puramente stilistico lasciano ancora parecchio a desiderare. Sotto il cofano ci saranno anche batterie rivoluzionarie e software da astronave, ma alla carrozzeria manca quel know how centenario che le case del Vecchio Continente custodiscono gelosamente. L’arte delle proporzioni, la tensione delle linee, l’equilibrio dei volumi, quel senso estetico che decide come vada scolpita un’automobile: su questo terreno l’Europa gioca ancora un altro campionato. Sempre che non si finisca per perdere anche l’ultimo baluardo rimasto, visto che su tutto il resto la batosta è già arrivata in pieno.

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