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Il quartier generale di Bungie a Bellevue, nello stato di Washington, era stato pensato per un’azienda in piena espansione, quella che con Destiny 2 aveva moltiplicato dipendenti e ambizioni. Oggi quello stesso campus è diventato troppo grande, e lo studio sta valutando di darne una parte in sublocazione. Una scelta che arriva dopo una serie di tagli al personale che nel giro di pochi anni ha portato all’uscita di oltre 600 persone. Il ragionamento, visto dall’esterno, è quasi aritmetico. Spazi progettati per ospitare centinaia e centinaia di lavoratori, scrivanie rimaste vuote, costi fissi che continuano a pesare. La società ha quindi iniziato a guardarsi intorno per capire se qualcuno sia interessato a occupare le aree non più utilizzate.
Cosa ha detto Bungie sul campus di Bellevue
La conferma è arrivata direttamente da un portavoce dello studio: “Bungie sta valutando diverse opzioni per concedere in sublocazione il proprio campus a Bellevue, nello stato di Washington”. Nessun annuncio trionfale, nessuna comunicazione ufficiale in grande stile, solo la presa d’atto di una situazione che dentro l’azienda era evidente da tempo.
La spiegazione fornita punta tutta sul cambio di modello organizzativo. “Lo studio è passato a un modello digital-first diversi anni fa e questa decisione riflette le mutate esigenze lavorative del team, oltre all’efficacia della collaborazione da remoto”, ha aggiunto il portavoce. Con una precisazione che serve a spegnere i timori più radicali: “Bungie continuerà comunque a mantenere una presenza fisica con i propri uffici a Bellevue”. Tradotto: la sede non chiude, si restringe. Una parte degli spazi resta operativa, il resto viene messo sul mercato. Il lavoro da remoto, adottato ben prima di questa mossa, ha reso superflua una buona porzione di metri quadri che un tempo erano il simbolo tangibile della crescita dello studio.
Le strutture in vendita raccontano quanto era ambizioso il progetto
Il dettaglio più interessante emerge dalla brochure promozionale preparata per presentare l’offerta ai potenziali interessati. Il documento elenca strutture che raramente si trovano in un ufficio qualsiasi: uno studio di motion capture, uno spazio attrezzato per le dirette streaming, sale dedicate all’audio e agli effetti Foley, ovvero quelle aree specializzate nella registrazione dei suoni d’ambiente, insieme a strutture di acquisizione e suite per il montaggio. È una lista che dice molto sul modo in cui era stato concepito quel campus. Non un semplice contenitore di postazioni, ma un complesso pensato per gestire internamente ogni fase della produzione di un videogioco, dalla cattura dei movimenti degli attori fino alla post produzione audio e video. Un investimento che aveva senso quando i progetti in cantiere erano numerosi e il personale continuava ad aumentare.
Negli anni precedenti all’acquisizione, infatti, Bungie lavorava contemporaneamente su più titoli, diversi dei quali sono poi finiti nel cassetto. I licenziamenti hanno ridisegnato la struttura interna e, di conseguenza, anche il fabbisogno di spazi fisici.
Sul futuro dello studio il dibattito resta aperto anche tra chi ci ha lavorato. Secondo una ex dipendente, l’unico modo per far sopravvivere l’azienda passa dal sostegno a Marathon, il progetto su cui oggi si concentrano le maggiori attenzioni. Una prospettiva che dà la misura di quanto sia cambiato il quadro rispetto agli anni in cui l’espansione sembrava l’unica direzione possibile, e in cui un campus da centinaia di postazioni appariva come una scelta prudente più che azzardata.








