Vai al contenuto
Offerte

Boeing Starliner, NASA ordina due voli per il dopo Crew Dragon

In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni

La NASA ha deciso di affidarsi a Boeing Starliner per garantire agli Stati Uniti un accesso stabile all’orbita terrestre bassa anche dopo l’uscita di scena di Crew Dragon. Lunedì l’agenzia spaziale americana ha annunciato che eserciterà le opzioni per acquistare due voli aggiuntivi sulla capsula di Boeing e che sosterrà economicamente l’azienda nel lavoro necessario per riportare il veicolo in volo con equipaggio e trovargli un nuovo razzo quando l’Atlas V andrà in pensione.

Dietro questa mossa c’è un cambio di scenario piuttosto netto. L’amministratore della NASA Jared Isaacman, intervenuto in conferenza stampa nel pomeriggio, ha spiegato che non è certo un segreto la volontà di SpaceX di dismettere gradualmente piattaforme più datate come Falcon e Dragon per concentrarsi sulla sua capacità di nuova generazione, cioè Starship.

Un percorso tutt’altro che semplice per Starliner

Dragon porta in orbita gli astronauti della NASA con successo da oltre sei anni. Per Boeing la strada è stata decisamente più in salita. Starliner ha accumulato numerosi problemi nei voli di prova senza equipaggio del 2019 e del 2022, e l’episodio più grave è arrivato con il primo test con astronauti a bordo, a giugno 2024, quando i guasti ai propulsori hanno quasi portato alla perdita catastrofica di due membri dell’equipaggio.

Per un certo periodo si è parlato anche di un possibile abbandono del programma da parte di Boeing, che su questo progetto ha registrato perdite superiori a 1,7 miliardi di euro. Il fatto che l’agenzia, che ha già versato circa 4,4 miliardi di euro all’azienda nell’ambito del programma Commercial Crew a “prezzo fisso”, si sia sentita in dovere di stanziare ulteriori fondi dice molto su quanto quel rischio fosse concreto.

Durante la conferenza Dana Weigel, responsabile del Low Earth Orbit Program della NASA, ha precisato che verranno pagati a Boeing circa 310 milioni di euro. Serviranno a completare la ricostruzione dei propulsori del sistema di controllo di reazione, quelli che si sono surriscaldati in volo, e a certificare il razzo Vulcan di United Launch Alliance per le missioni umane. Con le due nuove missioni ordinate il totale dei voli previsti sulla capsula sale a sei.

Il calendario attuale prevede un volo dimostrativo senza equipaggio, Starliner 1, che potrebbe partire a dicembre 2026 o a gennaio 2027. Ci sono poi tre missioni con astronauti già sotto contratto e la prima, Starliner 2, potrebbe decollare a metà 2028 sotto il comando dell’astronauta veterano Woody Hoburg.

Una scelta quasi obbligata e il nodo dei costi

Con il ritiro di Dragon atteso entro il 2030 o anche prima, la NASA si è trovata davanti a una decisione complicata. L’agenzia sta valutando di estendere la vita della Stazione Spaziale Internazionale fino al 2032 e sostiene lo sviluppo di stazioni private, le cosiddette CLD (commercial LEO destinations). Serviva quindi un modo per portarci i propri astronauti, e Starliner, nonostante tutti i difetti mostrati finora, è apparso evidentemente come l’opzione migliore.

Alcuni critici avevano suggerito di finanziare una seconda gara per il trasporto degli equipaggi aperta a Boeing, a Blue Origin con il suo veicolo spaziale in sviluppo e magari ad altri attori come The Exploration Company. Isaacman però si è mostrato poco propenso a un investimento del genere, che costerebbe probabilmente miliardi. La domanda futura della NASA per i voli verso l’orbita bassa, ha ricordato, sarà di due posti ogni sei o nove mesi. Il Paese ha già investito molto sul progetto di Boeing e, con la capsula ormai vicina all’operatività, buttare via quelle risorse sarebbe insensato secondo i vertici dell’agenzia.

Da parte sua Boeing sembra carica all’idea di diventare il fornitore nazionale di accesso all’orbita per gli astronauti americani. “Siamo incredibilmente entusiasti della partnership con la NASA” ha dichiarato John Mulholland, vicepresidente e responsabile del programma Commercial Crew dell’azienda. “Continueremo a volare verso la Stazione Spaziale Internazionale e poi, ovviamente, con la certificazione di Vulcan, faremo missioni oltre le sei attuali. Abbiamo certamente parlato con tutti i fornitori di CLD per diventare il loro vettore di riferimento in futuro.”

Tutto questo richiede naturalmente che Boeing riesca a mantenere le promesse, cosa che finora non è accaduta. C’è poi la questione del prezzo, che preoccupa sia la NASA sia gli operatori delle stazioni private, perché almeno per un periodo l’azienda avrà di fatto un monopolio sul trasporto degli equipaggi dopo l’uscita di Dragon dal mercato. Per le missioni da Starliner 2 a Starliner 6 le parti hanno concordato circa 77 milioni di euro a posto, ma quest’estate, trattando con i fornitori di CLD, Boeing non si è impegnata sulle tariffe per gli anni Trenta. “Non potevamo fornire prezzi dettagliati perché né il razzo Vulcan né la capsula sono stati certificati e non abbiamo ancora un listino preciso per Vulcan” ha spiegato Mulholland. “Arriverà in futuro e ovviamente vogliamo essere il più competitivi possibile.”

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
15 Condivisioni