La Cina è il più grande mercato al mondo per auto elettriche, eppure si ritrova a fare i conti con un problema che sembrava destinato a perdere peso: l’aumento dei prezzi della benzina. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente ha provocato uno shock che sta colpendo duramente l’economia reale del Paese, nonostante oltre la metà delle nuove immatricolazioni riguardi ormai modelli elettrici o ibridi plug-in.
Il punto è che il parco circolante cinese resta dominato dai veicoli a combustione interna. Decine di milioni di auto elettriche circolano già sulle strade del Paese, certo, ma la larga maggioranza dei mezzi in movimento brucia ancora carburanti fossili. E questo squilibrio rende la Cina ancora fortemente esposta alle oscillazioni dei prezzi della benzina, soprattutto in settori chiave come logistica, trasporti e industria pesante, dove l’elettrificazione procede con ritmi decisamente più lenti.
Il colpo più duro lo subiscono gli autotrasportatori
I prezzi della benzina sono cresciuti di circa il 30% dall’inizio dell’anno, e chi ne soffre di più sono gli autotrasportatori. Il costo si aggira intorno a 8,5 yuan al litro, che equivale a poco più di un euro. Sulla carta sembra inferiore agli standard europei, ma rapportato ai redditi medi cinesi il peso è tutt’altro che trascurabile.
Il settore del trasporto su gomma, colonna portante dell’economia cinese, è tra i più colpiti. Molte aziende faticano a trasferire i rincari sui clienti per paura di perdere competitività. Alcuni operatori segnalano perdite fino a 2.000 yuan per singolo viaggio, mentre gli autisti vedono assottigliarsi i guadagni variabili, che spesso rappresentano la componente principale del loro reddito. Camion e mezzi pesanti, il cuore della logistica del Paese, sono ancora largamente alimentati a diesel o gas naturale. E qui le auto elettriche, per quanto diffuse nel segmento privato, non spostano granché.
La strategia di Pechino tra riserve e interventi sui prezzi
A mitigare parzialmente l’impatto ci sono le politiche governative. La Cina si è preparata da anni a shock energetici di questo tipo, accumulando riserve di petrolio, investendo massicciamente in rinnovabili e spingendo sull’elettrificazione dei trasporti. Eppure questo non basta a evitare del tutto le conseguenze.
Pechino continua a intervenire direttamente sui prezzi: nei giorni scorsi il governo ha limitato gli aumenti di benzina e diesel a circa la metà di quanto previsto dal meccanismo di mercato, con rincari di circa 420 yuan per tonnellata di benzina. In pratica, per un pieno medio da 50 litri si traduce in un aumento di circa 2,20 euro. Nonostante queste misure, la Cina resta il secondo consumatore mondiale di petrolio e importa circa il 75% del suo fabbisogno.