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Jacob Tsimerman ha ricevuto la Medaglia Fields lo scorso luglio a Philadelphia, durante l’International Congress of Mathematicians, e nelle stesse ore in cui la comunità matematica celebrava il suo lavoro ha annunciato dove andrà a lavorare: OpenAI. Un accostamento che a prima vista stona, visto che il matematico canadese, 38 anni, è anche uno dei pochi accademici di primissimo livello ad aver messo nero su bianco gli scenari in cui l’intelligenza artificiale potrebbe portare all’estinzione della specie umana. Per lui, però, nessuna contraddizione.
La Fields viene assegnata ogni quattro anni a matematici sotto i quarant’anni ed è considerata l’equivalente del Nobel per la disciplina. Tsimerman l’ha ottenuta per i contributi alla geometria algebrica e aritmetica, in particolare per aver costruito strumenti nuovi capaci di collegare geometria e teoria dei numeri, e per il ruolo avuto nella soluzione della congettura di André-Oort. Il congedo dalla University of Toronto, dove resta professore, è scattato a fine agosto.
Jacob Tsimerman: perché un premio Fields decide di lasciare l’accademia
La motivazione è tanto semplice quanto scomoda: per Tsimerman la matematica accademica potrebbe avere le ore contate. “Qualche anno fa i modelli faticavano persino con le domande più semplici”, ha raccontato, “negli ultimi mesi invece abbiamo assistito a un’esplosione di risultati di ricerca di cui matematici professionisti sarebbero orgogliosi e che potrebbero tranquillamente pubblicare”. Lo scorso maggio OpenAI ha annunciato che un proprio modello aveva trovato una costruzione matematica capace di smentire una congettura legata al problema delle distanze unitarie, formulato da Paul Erdős nel 1946 e rimasto aperto per circa ottant’anni. Un gruppo di matematici esterni ha verificato la dimostrazione, e Tsimerman era tra gli esperti chiamati a commentare. La definì impressionante, degna di una rivista di primo livello.
La sua previsione è netta. Se la traiettoria continua, e lui pensa che continuerà, molto presto i sistemi di IA saranno stabilmente migliori degli esseri umani nel lavoro che oggi svolgono i matematici, e a quel punto l’intera disciplina andrà ripensata. Al San Francisco Chronicle ha aggiunto una considerazione quasi malinconica: in vent’anni ha pubblicato una cinquantina di articoli, ed è convinto che l’IA presto ne produrrà molti di più, di qualità superiore.
Nato nel 1988 a Kazan, nell’allora Unione Sovietica, arrivato in Israele a tre anni e a Toronto a nove, Tsimerman è cresciuto tra una madre insegnante di matematica alle superiori, un padre informatico e un nonno fisico. A dodici anni la prima Canadian Mathematical Olympiad andò male, e dopo la gara lui trovò una lavagna all’università e continuò per ore sul problema che non era riuscito a risolvere. A quindici anni oro alle Olimpiadi internazionali, l’anno dopo punteggio perfetto. Durante il dottorato a Princeton, con Peter Sarnak, imparò soprattutto a fallire, perché secondo il suo relatore l’intuizione nella ricerca nasce solo da lì.
La tassonomia dei futuri omnicidi e il lavoro dentro OpenAI
Nel luglio del 2025, insieme ad Andrew Critch del Center for Human-Compatible Artificial Intelligence di Berkeley, Tsimerman ha firmato un paper intitolato A Taxonomy of Omnicidal Futures Involving Artificial Intelligence. Per omnicidio gli autori intendono uno scenario in cui muoiono tutti o quasi tutti gli esseri umani. Vengono distinti cinque modi. Nel primo la catastrofe è involontaria, con un mondo organizzato attorno a IA e robot che rende gli umani marginali. Negli altri quattro compare un’intenzione letale, che può arrivare da Stati, grandi aziende, piccoli gruppi o dagli stessi sistemi.
Gli esempi sono volutamente estremi. Aziende di robotica abbastanza potenti da entrare in conflitto con i governi, una guerra civile planetaria, armi biologiche fuori controllo. Oppure eserciti automatizzati con flotte di droni e regole di ingaggio scritte nel codice, dove il superamento di una linea rossa innesca rappresaglie a catena. Costruzioni teoriche, non previsioni, pensate per capire dove intervenire prima.
Dentro OpenAI, l’azienda guidata da Sam Altman, Tsimerman si occuperà di sicurezza dell’intelligenza artificiale. Vuole capire la tecnologia dall’interno, ha spiegato, perché si sente a suo agio con gli aspetti teorici delle reti neurali molto più che con il processo concreto di addestramento. L’IA moderna resta in larga parte una scienza empirica, fatta di modelli enormi osservati attraverso esperimenti continui, senza una teoria generale che spieghi perché certe capacità emergano. Secondo lui servirà qualcosa di simile a quanto fatto dalla teoria dell’informazione e dalla teoria della complessità, che hanno trasformato idee intuitive in oggetti matematici precisi. “Stiamo costruendo queste tecnologie più velocemente di quanto riusciamo a controllarle”, ha detto.










