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Le auto cinesi viaggiano verso l’Europa passando dal Mar Rosso come se nulla fosse, mentre quasi tutti gli altri carichi commerciali continuano a fare il giro lungo attorno all’Africa. Dalla fine del 2023 attraversare quel tratto di mare e il canale di Suez è diventato un azzardo che poche compagnie di navigazione accettano di correre, dopo che la milizia houthi dello Yemen, sostenuta dall’Iran, ha attaccato e affondato navi mercantili collegate in modo diretto o indiretto a Israele. Migliaia di rotte sono state dirottate verso il capo di Buona Speranza, con ritardi nelle consegne e costi aggiuntivi da capogiro. Eppure, da alcuni mesi, un tipo molto preciso di nave attraversa la zona senza il minimo problema: quelle che trasportano soltanto automobili prodotte in Cina. Nessun attacco, nessun sequestro, nemmeno un incidente.
Il risparmio, del resto, è enorme. Passare da Suez invece di circumnavigare l’Africa significa tagliare tra i 14 e i 18 giorni di navigazione e diverse centinaia di euro per ogni vettura trasportata. Con una nave capace di caricare 5.000 veicoli si parla di milioni di euro di differenza a ogni singolo viaggio, senza contare le minori emissioni e l’usura ridotta della flotta.
Auto cinesi: un corridoio che sembra riservato solo ad alcuni
Per costruttori come BYD e SAIC Motor recuperare quella rotta è quindi una priorità assoluta. Nei soli mesi di giugno e luglio del 2025 almeno 14 navi portaveicoli sono partite dalla Cina verso l’Europa attraversando il Mar Rosso, tutte cariche di automobili cinesi. Nello stesso periodo, armatori giapponesi, coreani ed europei hanno continuato a evitare la zona come la peste. Nel luglio del 2026 è poi trapelata l’intenzione della milizia houthi di imporre una sorta di dazio di transito alle navi commerciali che vogliono passare dallo stretto di Bab el Mandeb.
Nessuno ha confermato niente, né Pechino, né Teheran, né gli houthi. I fatti però parlano da soli. L’Iran vende quasi tutto il suo petrolio alla Cina e quel rapporto commerciale vale circa il 6% dell’economia iraniana. In cambio Pechino esercita nella regione un’influenza difficile da eguagliare, soprattutto in uno scenario complicato come quello della guerra tra Iran da una parte e Stati Uniti e Israele dall’altra, che non sembra vicina a una soluzione. Analisti come Daniel Nash di Veson Nautical hanno ipotizzato che i ribelli abbiano ricevuto istruzioni precise per non colpire le navi cinesi cariche di automobili. Curioso il dettaglio: anche imbarcazioni non di proprietà cinese, ma con a bordo vetture costruite in Cina, sono passate indisturbate, mentre altre navi cinesi che trasportano merci diverse continuano a girare al largo.
Dazi, prezzi e una guerra commerciale che si gioca anche in mare
Il contesto europeo aiuta a capire la posta in gioco. Le auto cinesi hanno raggiunto quasi il 6,1% delle vendite in Europa, oltre 800.000 unità, il doppio rispetto all’anno precedente, e secondo le stime di S&P Global potrebbero arrivare al 10% entro il 2034. L’Unione Europea ha risposto con dazi fino al 35,3% sui veicoli che beneficiano di sussidi statali in Cina, spingendo i costruttori a cercare ogni possibile scorciatoia per restare competitivi sui prezzi, mentre pianificano l’apertura di stabilimenti in territorio europeo. Il risparmio logistico del Mar Rosso è una di quelle scorciatoie, e serve a compensare almeno in parte il conto dei dazi.
Il contrasto con la concorrenza è netto. Negli ultimi anni marchi come Tesla, Volvo, Suzuki e Michelin hanno subito fermi e ritardi in Europa proprio per le interruzioni nella catena logistica legate all’insicurezza della zona, con alcune fabbriche costrette a bloccare la produzione per giorni o settimane. Nel frattempo i cantieri navali cinesi stanno consegnando a BYD e SAIC alcune delle più grandi navi Ro Ro del mondo, progettate proprio per quella rotta. Vere città galleggianti con una dozzina di ponti e una capacità minima di 5.000 automobili, per un valore che supera i 90 milioni di euro a viaggio. E nei casi più delicati queste navi vengono scortate da unità della marina militare cinese, sempre per guadagnare giorni preziosi.









