Atlas è il nome del nuovo velivolo senza pilota che gli Stati Uniti stanno preparando per colpire bersagli a grande distanza partendo praticamente da qualsiasi punto. Il Dipartimento della Difesa americano sta guardando con grande attenzione a ciò che accade nei conflitti recenti, dal Medio Oriente all’Ucraina, e ne sta traendo lezioni per orientare lo sviluppo di tecnologie nuove. La direzione è chiara, servono sistemi capaci di operare dove aeroporti e infrastrutture tradizionali potrebbero non esistere più o non essere agibili. In uno scenario del genere, droni in grado di decollare e atterrare in ogni condizione possono davvero spostare gli equilibri.
Un drone pensato per le basi improvvisate
Il progetto nasce all’interno del programma RIMES della Defense Innovation Unit ed è stato affidato a Mach Industries, l’azienda che ha sviluppato il velivolo. L’idea di fondo è semplice da spiegare, anche se complicata da realizzare, fornire alle forze armate una piattaforma capace di lanciare attacchi a lungo raggio partendo da basi improvvisate oppure da navi che non dispongono di grandi ponti di volo.
Per riuscirci serviva una soluzione di propulsione fuori dal comune. Ecco perché Mach Industries collaborerà con Whisper Aero, così da integrare un sistema capace di funzionare praticamente ovunque, senza dover dipendere da condizioni ideali. Si parla di una propulsione ibrida elettrica, con una capacità di carico di circa 454 chilogrammi e un’autonomia dichiarata di 2.593 chilometri. Numeri che, se confermati sul campo, permetterebbero ad Atlas di coprire distanze enormi senza appoggiarsi ad aeroporti convenzionali o a basi aeree ben attrezzate.
Perché il Pentagono ci punta così tanto
C’è un ragionamento che al Pentagono sta particolarmente a cuore. In un conflitto ad alta intensità le infrastrutture, le linee di rifornimento e le reti di trasporto rischiano di diventare bersagli vulnerabili, facili da colpire e mettere fuori uso. Avere a disposizione velivoli capaci di decollare e operare da aree poco preparate significa mantenere comunque una certa superiorità tattica, anche quando tutto il resto viene meno.
Il pezzo forte di Atlas è la tecnologia JetFoil, sviluppata sempre da Whisper Aero. Si tratta di un sistema che genera spinta e portanza in modo più efficiente rispetto alle soluzioni classiche. Il risultato è duplice, da un lato migliora l’autonomia complessiva, dall’altro abbatte sensibilmente la rumorosità. E in una missione militare il silenzio non è un dettaglio da poco, anzi può fare la differenza tra il riuscire a passare inosservati e l’essere individuati.
L’insieme di queste caratteristiche disegna un velivolo pensato per scenari complessi, dove la flessibilità conta quanto la potenza di fuoco. Un drone che non chiede piste, che non pretende infrastrutture e che dovrebbe garantire alle forze americane la capacità di colpire lontano anche quando le condizioni operative sono tutt’altro che favorevoli.