Quando si parla dell’asteroide dei dinosauri, la prima immagine che viene in mente è quella di un cielo oscurato per anni, con il Sole nascosto dalla polvere e le temperature in caduta libera. Eppure un nuovo studio sposta l’attenzione altrove, e prova a raccontare una storia diversa. Il colpo più duro, quello che davvero avrebbe fatto la differenza, potrebbe essere arrivato molto prima. Non nel giro di anni, ma di poche ore.
Sulla dinamica precisa che ha portato all’estinzione dei dinosauri gli scienziati non hanno ancora trovato un accordo. Le teorie sono tante e spesso in contrasto tra loro. C’è chi immagina una lunga agonia, un declino durato secoli, con gli ecosistemi che collassano un pezzo alla volta. E c’è chi invece pensa a qualcosa di molto più rapido e brutale, una catastrofe che si è consumata quasi tutta nei primi istanti dopo l’impatto.
Cosa dice la nuova ricerca sull’impatto di Chicxulub
La versione più conosciuta racconta che, subito dopo l’urto, la polvere sollevata avrebbe coperto il Sole per anni interi. Temperature in picchiata, catene alimentari spezzate, e alla fine la scomparsa di gran parte delle specie viventi. Ma le cose potrebbero non essere andate esattamente così. Secondo questo nuovo lavoro, gli effetti immediati dell’impatto sarebbero stati molto più violenti di quanto si fosse creduto fino a oggi. Insomma, la seconda ipotesi, quella del disastro fulmineo, sembra guadagnare terreno.
Su un punto, però, la certezza è abbastanza solida. Circa 66 milioni di anni fa un asteroide di circa 10 chilometri di diametro si abbatté sulla penisola dello Yucatán, in Messico. Quell’impatto diede origine al celebre cratere di Chicxulub, uno dei segni più evidenti lasciati sul nostro pianeta da un evento simile.
L’urto ebbe una potenza difficile persino da immaginare. Vaporizzò quantità enormi di roccia, e una parte di quel materiale si trasformò in minuscole sferette incandescenti che vennero scaraventate verso l’alto per poi ricadere nell’atmosfera. Rientrando, quelle particelle liberarono una radiazione termica intensissima. È proprio qui che entra in gioco l’ipotesi del forno infernale. Quella pioggia di frammenti roventi avrebbe surriscaldato l’aria in modo brutale, trasformando la superficie terrestre in una fornace nel giro di poche ore.
Uno scenario del genere ribalta l’idea di un lungo inverno da impatto come principale responsabile della fine dei grandi rettili. Non un freddo prolungato, quindi, ma un calore improvviso e devastante capace di innescare incendi su scala globale e di colpire in modo diretto ogni forma di vita esposta all’aperto. Il calore immediato diventa così il vero protagonista della vicenda, almeno secondo questa lettura. Dunque, l’impatto dell’asteroide sullo Yucatán ha lasciato tracce inequivocabili, dalle sferette vetrose sparse in vari punti del pianeta fino allo stesso cratere di Chicxulub, ancora oggi al centro delle ricerche di chi prova a ricostruire cosa accadde davvero in quelle ore decisive.











