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Artico, 35°C in Siberia: luglio tra i più caldi dal 1950

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Temperature fino a 35°C in Siberia e diverse zone dell’Artico russo oltre i 32°C nel corso di luglio: dentro il Circolo Polare Artico il termometro ha raggiunto valori che, messi in fila con la serie storica, collocano quel mese tra i luglio più caldi mai registrati per le temperature sulle terre emerse artiche dal 1950 in poi.

Detta così, potrebbe sembrare una curiosità da almanacco. Ma il punto è proprio la geografia: si parla di aree che nell’immaginario collettivo stanno accanto al ghiaccio, non a numeri che in Italia associamo a un pomeriggio di piena estate. Trentadue gradi sono trentadue gradi anche a quelle latitudini, con la differenza che lì il paesaggio, il suolo e gli ecosistemi non sono attrezzati per gestirli.

Cosa significa toccare i 32°C dentro il Circolo Polare Artico

La serie storica dal 1950 è la chiave per capire la portata del dato. Non si tratta di una giornata anomala isolata, di quelle che capitano in qualunque regione del pianeta, ma di un mese intero che si posiziona nella fascia alta di oltre settant’anni di misurazioni. Quando un valore del genere entra tra i primi posti di una classifica così lunga, il messaggio è che la normalità di riferimento si è spostata.

Nel caso dell’Artico il tema è ancora più delicato perché le terre emerse a quelle latitudini reagiscono in modo particolare al calore. Il suolo, la copertura vegetale, la disponibilità di acqua: tutto è tarato su estati brevi e fresche. Un caldo simile, prolungato nel tempo, cambia le condizioni al suolo e mette sotto pressione ambienti che hanno pochissimo margine di adattamento.

C’è poi il fattore percezione. Sentire parlare di 35°C in Siberia spiazza, e non a caso: quella regione è entrata nel linguaggio comune come sinonimo di freddo estremo, di inverni impossibili. Il fatto che finisca nelle cronache per il motivo opposto racconta bene quanto il quadro sia cambiato nel corso dei decenni.

Un termometro che vale più di altri

Le temperature artiche vengono seguite con attenzione perché funzionano da indicatore anticipato. Quello che accade lassù tende a manifestarsi prima e con più intensità rispetto ad altre aree del pianeta, motivo per cui i mesi che si piazzano nelle posizioni di testa delle statistiche vengono guardati con particolare interesse.

Il confronto con il 1950 come punto di partenza non è casuale: da quell’epoca esistono rilevazioni sufficientemente complete e omogenee da permettere paragoni sensati. Ed è proprio la lunghezza del periodo a rendere significativo il posizionamento di un mese di luglio in cima o quasi alla graduatoria. Un anno caldo può capitare, una tendenza che porta ripetutamente a valori estremi racconta un’altra storia.

Va detto anche che i massimi registrati non sono uniformi su tutta l’area. Le diverse zone dell’Artico russo hanno superato la soglia dei 32°C in momenti e punti differenti, secondo dinamiche locali che dipendono da esposizione, distanza dalla costa e configurazione atmosferica. Il risultato complessivo, però, resta quello di un mese fuori scala rispetto a ciò che ci si aspetterebbe da quelle coordinate. Rimane il dato nudo, che è già abbastanza eloquente da solo: picchi di 35 gradi in Siberia e più aree del Circolo Polare Artico oltre i 32, in uno dei luglio più caldi per le terre artiche degli ultimi settantasei anni.

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