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Apple ha deciso di stringere le maglie attorno all’accesso completo al disco sui Mac, una delle autorizzazioni più ampie che un’applicazione possa ottenere. Il motivo è legato alla crescita degli agenti AI e ai rischi che si portano dietro. Con un aggiornamento diffuso venerdì, la società ha annunciato nuovi controlli pensati per garantire che gli utenti intenzionati davvero a concedere a un’app questo livello straordinario di accesso possano farlo soltanto attraverso un’azione molto esplicita.
Non è una scelta arrivata dal nulla. Secondo Apple alcuni sviluppatori stanno sfruttando questa autorizzazione in modi che rischiano di esporre agli occhi di un software tutto ciò che si trova sul computer, spesso senza che chi lo usa se ne renda pienamente conto. E con l’intelligenza artificiale sempre più presente nelle applicazioni la questione della privacy diventa decisamente più delicata.
Il caso di Muse e la risposta di Meta
La mossa arriva a poche settimane da un episodio che ha acceso più di qualche dubbio. Il giornalista Jason Aten si è accorto che Muse, l’intelligenza artificiale di Meta, sembrava conoscere il contenuto dei suoi messaggi. Questo nonostante non avesse mai dato al chatbot un permesso esplicito per consultarli, né su iPhone né sul suo Mac. Una scoperta che ha sollevato domande piuttosto concrete su come certi strumenti riescano ad arrivare a dati così personali.
Da parte sua Meta ha respinto questa ricostruzione. Il portavoce Andy Stone ha spiegato che l’accesso a Messaggi avviene esclusivamente su scelta volontaria dell’utente. Stone ha precisato che per permettere a Muse di leggere i contenuti dei messaggi occorre attivare due cose insieme, cioè l’accesso completo al disco e il connettore dedicato a Messaggi. Senza entrambe le autorizzazioni, sempre secondo l’azienda, l’assistente non sarebbe in grado di vedere quelle conversazioni.
Cosa cambia per l’accesso completo al disco su macOS
Per capire la portata della novità bisogna partire da cosa sia questa funzione. L’accesso completo al disco è un permesso di macOS che consente a un’applicazione di raggiungere l’intero sistema di un utente. In pratica, una volta concesso, l’app può muoversi quasi ovunque. Apple stessa riconosce che questa opzione aggira in larga parte i controlli sulla privacy messi a disposizione di chi usa un Mac. Il motivo per cui esiste è piuttosto prosaico, ovvero permettere alle app di backup di funzionare correttamente, visto che per salvare tutto devono poter leggere tutto.
Il problema nasce quando quel lasciapassare finisce in mani diverse. Nella sua comunicazione Apple spiega che alcuni sviluppatori utilizzano l’accesso completo al disco in modi che potrebbero mettere a rischio gli utenti, esponendo ogni cosa presente nei loro sistemi. File, posta, messaggi e perfino la cronologia di navigazione, il tutto senza che le persone ne abbiano piena conoscenza e consapevolezza. Ed è qui che entrano in gioco gli agenti AI. Secondo la società, man mano che questi sistemi diventano più capaci e autonomi, i rischi legati a un accesso di questo tipo cresceranno in modo sostanziale.
Il ragionamento è abbastanza lineare. Un agente intelligente che agisce da solo e ha libero accesso a tutto il contenuto di un Mac rappresenta un potenziale problema ben più serio rispetto a un vecchio programma di backup che si limita a copiare file. Da qui la decisione di rendere la concessione di questo permesso un passaggio molto più consapevole, che richieda un intervento chiaro e deliberato da parte dell’utente. Per il momento però Apple non ha indicato quando intende distribuire l’aggiornamento dedicato all’accesso completo al disco.
Fonte: TecnoAndroid








