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Amazon ha smesso di utilizzare gli accordi di riservatezza con i funzionari delle contee coinvolte nei suoi progetti di data center. È stata la stessa azienda a comunicarlo, e nello stesso momento ha riconosciuto un fatto che fino a poco tempo fa difficilmente sarebbe uscito dalla bocca di un colosso tecnologico. Le proteste delle comunità locali stanno portando a vere e proprie moratorie sulla costruzione di nuovi centri dati. Due notizie diverse che però raccontano la stessa storia, quella di un rapporto con i territori che si è fatto più complicato del previsto.
Niente più NDA con le amministrazioni locali
Il punto di partenza sono i cosiddetti NDA, sigla che sta per accordi di non divulgazione. Si tratta di intese che vincolano chi le firma a non rivelare determinate informazioni, e nel caso specifico riguardavano i funzionari delle contee chiamati a trattare con Amazon sui progetti delle nuove strutture. Il gruppo ora dichiara di aver abbandonato questa pratica nei rapporti con gli amministratori pubblici locali. Non è un dettaglio da poco. Quando un ufficio pubblico lavora a un’opera di questa portata vincolato al silenzio, i cittadini rischiano di scoprire tutto a cose fatte. Proprio la scarsa trasparenza è uno degli aspetti che più facilmente alimentano sospetti e malumori attorno a infrastrutture così ingombranti. La scelta di Amazon va quindi letta dentro un contesto preciso, fatto di comunità sempre meno disposte ad accettare decisioni prese a porte chiuse.
Le proteste che frenano i nuovi centri dati
L’altra metà della notizia è forse ancora più significativa. Amazon ha ammesso apertamente che la reazione delle comunità sta portando a moratorie sui data center. Una moratoria, in pratica, è uno stop temporaneo deciso dalle autorità locali, che sospende per un certo periodo l’approvazione o la realizzazione di nuovi impianti. Per un’azienda che punta su queste strutture per far crescere i propri servizi, ogni blocco di questo tipo rappresenta un ostacolo concreto.
Il riconoscimento arriva direttamente dal colosso di Seattle e questo cambia un po’ la prospettiva. Non si parla più soltanto di qualche voce critica isolata ma di un fenomeno che l’azienda considera abbastanza rilevante da citarlo esplicitamente. Le resistenze dei residenti, insomma, hanno smesso di essere un rumore di fondo e sono diventate un fattore capace di incidere sulle decisioni delle amministrazioni. Il collegamento tra le due cose appare abbastanza evidente. Da una parte c’è la rinuncia agli accordi di segretezza con chi governa i territori, dall’altra la presa d’atto che l’opposizione locale produce effetti reali sui progetti. Abbandonare gli NDA con i funzionari pubblici significa togliere uno degli elementi che più spesso finiscono sotto accusa quando si discute di nuovi poli digitali calati dall’alto.
Per Amazon i centri dati restano un tassello fondamentale, perché sono le strutture fisiche su cui si reggono i servizi digitali dell’azienda. Proprio per questo la crescente ostilità nelle aree interessate non può essere ignorata. Le moratorie decise a livello locale rappresentano oggi uno degli effetti più tangibili di quel malcontento, e la stessa Amazon ha riconosciuto che è proprio il dissenso delle comunità a spingere le amministrazioni verso questi stop.
Fonte: TecnoAndroid








