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Il governo britannico ha deciso di passare dalle raccomandazioni alle regole vere e proprie, e Apple si trova ora davanti a una prospettiva concreta: una legge che obbligherà i produttori di smartphone a impedire ai minori di scattare, condividere o guardare immagini di nudo sui propri dispositivi. Non un invito alla collaborazione, non un tavolo di lavoro, ma un intervento normativo che coinvolgerà direttamente sia Apple sia Google, chiamate a costruire protezioni a livello di sistema operativo.
L’annuncio è arrivato in Parlamento dalla Segretaria alla Cultura Lisa Nandy, che ha spiegato come l’esecutivo intenda introdurre il provvedimento “il prima possibile”. La mossa non nasce dal nulla. A giugno le grandi aziende tecnologiche avevano ricevuto tre mesi di tempo per adottare volontariamente misure di questo tipo, una sorta di ultimatum morbido. Scaduto il termine, la valutazione del governo è stata chiara: qualcosa si è mosso, ma non abbastanza.
Numeri pesanti e una scadenza non rispettata
Nandy ha riconosciuto pubblicamente che Apple e Google hanno introdotto “cambiamenti significativi” negli ultimi mesi, aggiungendo però che quei cambiamenti “non sono all’altezza della portata di questa crisi”. Una formula diplomatica che nasconde una bocciatura piuttosto netta.
Il quadro tracciato davanti alla Camera dei Comuni è duro. I minori, ha detto la Segretaria alla Cultura, affrontano livelli inaccettabili di abuso sessuale online, vengono adescati, costretti e manipolati fino a produrre e diffondere immagini intime attraverso i servizi digitali. Secondo la Internet Watch Foundation il 91% di queste immagini è autoprodotto dai bambini stessi, e finisce poi utilizzato per ricatti ed estorsioni a sfondo sessuale. Ogni anno circa 9.000 reati di abuso sessuale su minori presentano una componente online, e gli under 18 rappresentano quasi un quarto delle vittime di ricatto in rete.
Le protezioni a livello di dispositivo sono soltanto la prima delle due gambe su cui poggia il piano. La seconda riguarda le applicazioni usate dai più giovani, che dovranno impedire l’accesso o la condivisione di contenuti di nudo. L’obiettivo dichiarato è cambiare l’intero ecosistema, colpendo i canali attraverso cui i minori vengono più spesso abusati o adescati. Il governo ha detto che valuterà quale tipo di legislazione serva per tradurre l’impegno in obblighi concreti, muovendosi con la massima rapidità possibile.
La risposta di Apple e la funzione già presente su iPhone
Dal canto suo, Apple ha scelto un tono collaborativo. L’azienda ha dichiarato di condividere l’impegno del Regno Unito nella lotta contro lo sfruttamento e gli abusi online, precisando di avere già illustrato ai funzionari britannici i propri piani futuri per rafforzare ulteriormente Communication Safety e gli altri strumenti dedicati alla sicurezza dei minori.
Cupertino ha inoltre ricordato di avere lanciato già nel 2021 una funzione che impedisce ai bambini di visualizzare o condividere foto e video contenenti nudità, sottolineando che oggi quel sistema supporta anche le app di terze parti. Un dettaglio non secondario, perché estende la protezione oltre i confini delle applicazioni Apple e tocca proprio quelle piattaforme dove, secondo il governo britannico, si concentra la maggior parte dei rischi.
Il punto di frizione, però, resta la differenza tra uno strumento attivabile e un obbligo strutturale. Le funzioni presenti su iPhone e iPad dipendono in larga parte dalla configurazione delle impostazioni familiari, mentre quello che Londra ha in mente somiglia molto di più a una barriera integrata, presente per impostazione predefinita sui dispositivi in mano ai minori. È su questo terreno che si giocherà la partita nei prossimi mesi, quando il testo arriverà effettivamente in Parlamento.








