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Le conseguenze dei dazi di Trump colpiscono anche Apple
Con un incremento dei dazi fino al 54% sulle importazioni dalla Cina, Apple si ritrova in una morsa. Da un lato la necessità di mantenere i margini di profitto. Dall’altro l’esigenza di non alienarsi una fetta importante della sua base di clienti. La produzione di gran parte dei dispositivi Apple avviene ancora oggi in Cina. E proprio tale dipendenza rischia ora di trasformarsi in un punto debole strategico.
Secondo gli analisti, se Apple dovesse riversare integralmente sui consumatori il peso di tali nuovi dazi, il prezzo dell’iPhone 16 Pro Max potrebbe toccare la soglia psicologica dei 2.300 dollari. Un aumento che, inevitabilmente, farebbe tentennare anche gli utenti più fedeli al marchio. Anche in Europa, dove i prezzi sono già più alti per via di IVA e altre tassazioni, si prevede un ulteriore rincaro. Portando i modelli di fascia alta a superare abbondantemente i 2.000 euro.
Il dubbio è se Apple è disposta a sacrificare parte del suo profitto per salvaguardare il potere d’acquisto dei suoi clienti. Il nodo cruciale rimane la produzione. Apple ha già avviato stabilimenti in India, Vietnam e altri Paesi del Sud-Est asiatico. Ma la transizione non è immediata né senza sfide. E mentre Trump promette un’esplosione dei mercati, gli analisti parlano di un futuro incerto per il commercio globale.










