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El Niño, il 2027 sarà l’anno più caldo mai registrato

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Secondo l’ultimo aggiornamento climatico stagionale dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, il 2027 si avvia a diventare l’anno più caldo mai registrato, e il motore di questa prospettiva ha un nome che ormai conoscono anche i non addetti ai lavori: El Niño. Il fenomeno, spiegano gli esperti dell’OMM, continuerà a rafforzarsi nei prossimi mesi fino a toccare il proprio picco di intensità nel trimestre che va da agosto a ottobre.

Il segnale arriva dall’oceano. Nel Pacifico centrale e orientale le acque superficiali si stanno scaldando in modo marcato, con un ritmo che gli specialisti definiscono tutt’altro che ordinario. Nelle aree di riferimento utilizzate per monitorare il fenomeno, cioè quelle fasce di oceano che funzionano da termometro ufficiale per capire in che fase ci si trovi, le anomalie di temperatura potrebbero superare i 2,9 gradi rispetto ai valori attesi. Un numero che, tradotto, significa un oceano molto più caldo del normale su un’area enorme.

Perché un oceano più caldo cambia il clima di mezzo mondo

La logica di fondo è più semplice di quanto sembri. Quando il Pacifico si riscalda in superficie su scala così ampia, cede calore e umidità all’atmosfera, e questo scambio finisce per spostare le grandi correnti che governano il tempo su scala globale. Non è un effetto locale che resta confinato tra Perù e Indonesia, ma una perturbazione che si propaga e che si traduce in temperature più alte e in una redistribuzione delle piogge nei mesi successivi. L’aggiornamento dell’OMM va proprio in questa direzione, con indicazioni che riguardano sia le temperature sia le precipitazioni attese nel prossimo periodo. Il punto centrale è che l’energia accumulata dall’oceano non si scarica tutta insieme, ma viene rilasciata in modo progressivo. Per questo motivo il picco di El Niño previsto tra agosto e ottobre non coincide necessariamente con il momento più caldo per l’atmosfera terrestre nel suo complesso. Il calore immagazzinato tende a manifestarsi con un certo ritardo, ed è questa la ragione per cui gli occhi degli scienziati sono già puntati sul 2027.

Un record annunciato con largo anticipo

Prevedere l’anno più caldo di sempre con mesi di anticipo può sembrare un azzardo, invece è il risultato di modelli che incrociano dati oceanici, atmosferici e satellitari raccolti in modo continuo. Il valore di 2,9 gradi di anomalia nelle regioni monitorate non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori, ma il parametro che permette di classificare l’intensità dell’evento e di stimare quanto peserà sulla media globale. L’OMM, che coordina i servizi meteorologici nazionali di tutto il pianeta, pubblica questi aggiornamenti proprio per dare ai governi e agli operatori un margine di manovra. Sapere in anticipo che ci si avvia verso una fase di temperature elevate consente di preparare i settori più esposti, dall’agricoltura alla gestione delle risorse idriche, passando per la sanità pubblica e per le infrastrutture che soffrono le ondate di calore.

Il quadro descritto nell’aggiornamento stagionale parla quindi di un riscaldamento del Pacifico che prosegue e si intensifica, di un picco atteso nella seconda parte dell’anno e di conseguenze che si faranno sentire soprattutto dopo, sulle temperature e sulla distribuzione delle piogge. Il rafforzamento di El Niño resta il fattore da tenere sotto osservazione nei bollettini dei prossimi mesi, con le anomalie termiche nelle aree di monitoraggio che si confermano il principale indicatore di riferimento.

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