App Store si prepara a cambiare il modo in cui paghiamo gli abbonamenti, e stavolta la novità riguarda da vicino anche le nostre tasche. Durante la WWDC, Apple ha annunciato l’arrivo dei Bundle e delle Suite, ovvero pacchetti che permettono di mettere insieme abbonamenti di app sviluppate da autori diversi, non più soltanto quelli appartenenti allo stesso sviluppatore. Un piccolo terremoto, se si pensa a come ha funzionato finora il sistema.
Come funzionano i nuovi pacchetti di abbonamenti
La mossa non arriva dal nulla. Già nei mesi scorsi Apple aveva introdotto sull’App Store una formula nuova, i piani mensili con impegno di 12 mesi. Adesso, con la WWDC, l’azienda aggiunge un altro tassello pensato per chi sviluppa app: pacchetti di abbonamenti condivisi tra più autori. A spiegarlo è la stessa Apple, sul proprio portale dedicato agli sviluppatori, dove viene descritta la possibilità di aiutare le persone a ottenere più valore dagli abbonamenti con rinnovo automatico tra più app, grazie proprio alle nuove configurazioni Bundle e Suite.
La differenza tra le due formule è sottile, ma c’è. Con un Bundle si raggruppano abbonamenti che restano comunque acquistabili anche singolarmente, offrendoli insieme in un’unica sottoscrizione, spesso a prezzo scontato proprio perché presi in blocco. Con una Suite, invece, il discorso cambia: si crea un pacchetto di abbonamenti che non esistono come prodotti a sé stanti. L’utente può ottenerli solo acquistando l’intero set, sempre attraverso gli acquisti in-app di Apple.
Per ora i dettagli pratici sono pochi. Apple ha fatto sapere che le informazioni su come richiedere le funzioni Bundle e Suite arriveranno nel corso dell’estate. Tradotto: la novità, spuntata fuori tra gli annunci di questa settimana, sarà attivabile dagli sviluppatori solo più avanti.
Perché questa novità può interessare gli sviluppatori
Il punto davvero interessante sta nel cambio di prospettiva. Fino a oggi uno sviluppatore poteva costruire un bundle soltanto combinando le proprie app. Con la nuova opzione, invece, diventa possibile creare pacchetti che uniscono app diverse, anche di autori differenti che decidono di lavorare insieme. In pratica, chi sviluppa potrà collaborare con altri per proporre pacchetti che costano meno rispetto a quanto un utente spenderebbe abbonandosi a ciascuna app separatamente.
L’idea di fondo è semplice. Se più app si rivolgono a un pubblico simile, può avere senso unire le forze e mettere sul piatto un pacchetto conveniente, scontato rispetto all’acquisto dei singoli abbonamenti. È una logica che conosciamo già bene dal mondo dello streaming, dove per esempio Apple TV propone un bundle con Peacock che consente di aggiungere il servizio a circa 2 euro al mese.
E poi c’è un altro motivo, forse meno evidente ma niente affatto secondario. I bundle tendono ad avere un tasso di fidelizzazione migliore rispetto agli abbonamenti singoli. In parole povere, trattengono gli utenti più a lungo, e questo per chi sviluppa app non è un dettaglio da poco.