Quarantotto sviluppatori cinesi hanno deciso di portare Apple davanti alle autorità, accusando l’azienda di applicare commissioni troppo alte sull’App Store e di imporre regole di distribuzione che, a loro dire, soffocano chi sviluppa software sul mercato locale. La denuncia è finita sul tavolo della State Administration for Market Regulation, l’antitrust cinese, accompagnata da una lettera aperta che non lascia molto spazio alle interpretazioni.
Nel documento gli sviluppatori parlano apertamente di abuso di posizione dominante da parte di Apple, accusandola di scaricare costi eccessivi sulle spalle dei creatori cinesi. A diffondere la lettera è stato Tian Junwei, uno degli sviluppatori coinvolti, che l’ha pubblicata sul suo blog WeChat. La richiesta al regolatore è netta: indagare e, se necessario, sanzionare il colosso di Cupertino per le pratiche ritenute scorrette.
Le regole che cambiano negli altri mercati
Questa mossa arriva in un momento in cui Apple sta rivedendo il proprio approccio in diverse parti del mondo. Da poco l’azienda ha annunciato un nuovo set di regole per gli sviluppatori in Brasile, piuttosto simili a quelle già introdotte in Giappone verso la fine dell’anno scorso. In Brasile chi usa il sistema di acquisti in-app paga una commissione di elaborazione del pagamento del 5 per cento a cui si aggiunge una commissione App Store del 21 per cento, che può scendere al 10 per cento per gli sviluppatori che ne hanno diritto.
La commissione di elaborazione, però, non scatta sugli acquisti fatti con metodi di pagamento alternativi. Chi rimanda gli utenti verso servizi di pagamento esterni paga invece una Store Services Commission del 15 per cento. Poi ci sono le app distribuite tramite marketplace alternativi, soggette a una Core Technology Commission del 5 per cento su beni e servizi digitali.
Un discorso analogo vale per l’Unione Europea, dove Apple ha aggiornato i termini dell’App Store per mettersi in regola con il Digital Markets Act. Qui gli sviluppatori che spingono gli utenti verso opzioni di pagamento esterne possono trovarsi davanti a una Initial Acquisition Fee del 2 per cento, più una Store Services Fee del 5 o del 13 per cento, ridotta al 10 per cento per chi ne ha diritto. E anche in questo caso resta la Core Technology Commission del 5 per cento.
Cosa sta succedendo in Cina
Sul fronte cinese qualcosa Apple lo aveva già fatto. A marzo aveva annunciato l’intenzione di abbassare la propria commissione standard su app a pagamento e acquisti in-app, portandola dal 30 al 25 per cento, con la possibilità di scendere fino al 12 per cento per gli sviluppatori idonei. Un passo avanti, almeno sulla carta.
Il problema è che, secondo i firmatari della denuncia, quel passo non basta affatto. In Cina infatti l’azienda continua a tenere chiuse le porte ai marketplace alternativi e non offre opzioni di pagamento più flessibili. In pratica, le commissioni scendono un po’ ma il controllo sull’ecosistema resta saldamente nelle mani di Cupertino. Interpellata sulla vicenda, Apple non ha rilasciato alcun commento.