Vai al contenuto
Offerte

AMPV 30, il blindato di BAE Systems nato per contrastare i droni

In questo articolo Indice dei contenuti 3 sezioni

I droni stanno cambiando le regole anche per chi progetta mezzi corazzati, e il nuovo AMPV 30 nasce proprio da questa consapevolezza. BAE Systems ha consegnato all’Esercito statunitense due prototipi del veicolo nell’ambito del programma Transformation in Contact 2.0, con un obiettivo piuttosto chiaro: riuscire a contrastare minacce piccole, rapide e spesso difficili perfino da notare.

Per molto tempo la ricetta di un buon blindato è sembrata abbastanza lineare. Serviva una corazza solida per proteggere chi stava a bordo e un’arma potente per imporsi sul terreno. Oggi quello schema non è più sufficiente, perché la diffusione dei velivoli senza pilota ha spostato l’attenzione su capacità diverse, meno appariscenti ma altrettanto decisive per la sopravvivenza di un mezzo.

Perché i droni hanno cambiato le priorità dei mezzi corazzati

Un veicolo moderno deve saper individuare rapidamente bersagli ridotti e poco visibili, che magari si avvicinano da angolazioni inattese. Deve poi comunicare con gli altri mezzi schierati, così da condividere quello che vede e costruire un quadro più completo della situazione. E possibilmente deve essere in grado di reagire prima di venire colpito, un aspetto che fino a qualche anno fa non era al centro della progettazione in questo modo.

Sono proprio questi i presupposti su cui poggia AMPV 30. Non si tratta quindi soltanto di aggiungere un’arma più grande a una piattaforma già esistente ma di ripensare il ruolo del mezzo in un ambiente dove la minaccia arriva spesso dall’alto ed è piccola abbastanza da sfuggire a un controllo distratto. La protezione resta fondamentale, questo è ovvio, però da sola non basta più a garantire che equipaggio e veicolo tornino a casa.

I test sul campo e le prove di tiro reale

I due prototipi non sono rimasti sulla carta. I mezzi consegnati da BAE Systems hanno già affrontato valutazioni sul campo e prove di tiro reale, un passaggio che ha permesso ai soldati di mettere le mani direttamente sulle nuove tecnologie. È un dettaglio tutt’altro che secondario, perché il programma Transformation in Contact 2.0 punta proprio a coinvolgere chi poi dovrà utilizzare questi sistemi nella realtà operativa.

Provare un mezzo in condizioni concrete, con munizioni vere e scenari realistici, consente di capire come si comporta quando le cose si fanno serie. Ed è in questa fase che i militari dell’Esercito statunitense hanno potuto toccare con mano il funzionamento del veicolo e delle sue dotazioni.

La torretta Kongsberg con cannone da 30 mm

Alla base del nuovo mezzo c’è l’Armored Multi-Purpose Vehicle, la piattaforma da cui prende il nome la sigla AMPV. Sopra lo scafo però trova posto un elemento che cambia parecchio il profilo del veicolo, cioè la Medium Caliber Turret sviluppata da Kongsberg e armata con un cannone da 30 mm.

La caratteristica più interessante di questa soluzione riguarda il modo in cui viene gestita l’arma. La torretta è infatti controllata a distanza, il che significa che l’equipaggio può impiegare il cannone senza doversi esporre. I militari restano così protetti all’interno dello scafo mentre utilizzano l’armamento del mezzo.

Fonte: TecnoAndroid

Condividi:
84 Condivisioni