Amazon Leo punta a portare la rete mobile direttamente dallo spazio, arrivando anche in quelle zone del pianeta dove le classiche antenne cellulari non arrivano proprio. La divisione del gigante di Seattle dedicata alla connettività satellitare ha appena depositato alla Federal Communications Commission, la FCC americana, una richiesta di autorizzazione per lanciare e gestire una nuova costellazione che potrebbe contare fino a 5.105 satelliti. Numeri importanti, che raccontano bene le ambizioni in gioco.
L’idea di fondo è semplice a parole, un po’ meno da realizzare. Far sì che smartphone e altri dispositivi compatibili si colleghino direttamente ai satelliti, senza passare per una torre cellulare. Il servizio si chiama Amazon Leo Direct-to-Device, o D2D per gli amici, e dovrebbe offrire voce, messaggistica, dati e comunicazioni di emergenza dove le reti tradizionali non arrivano. Il primo dispiegamento dei nuovi satelliti è previsto per il 2028, ad affiancare la rete a banda larga che Amazon sta già costruendo. E qui non si parte da zero, visto che i satelliti Leo già in orbita per la prima generazione della costellazione sono oltre 390.
Come Amazon Leo vuole collegare gli smartphone ai satelliti
In tante aree del mondo lo smartphone è ormai il principale strumento per accedere a internet, ma tirare su una rete di antenne abbastanza capillare può costare troppo o semplicemente non conviene. È proprio lì che vuole entrare in gioco il progetto D2D, sfruttando i satelliti in orbita bassa per allungare la copertura oltre i limiti delle infrastrutture a terra. E non si parla solo di connessione dati. Ci sono anche chiamate vocali, messaggi, comunicazioni di emergenza e altri servizi pensati per restare accessibili quando la rete terrestre latita.
Le applicazioni poi vanno ben oltre il singolo telefono. Gestione delle emergenze, controllo di flotte sparse per il mondo, operazioni a distanza nei cantieri, monitoraggio delle catene di approvvigionamento, connettività IoT per sensori piazzati in luoghi remoti. Amazon ha già chiuso accordi con diversi operatori delle telecomunicazioni, tra cui Vodafone, DirecTV, Herotel e la National Broadband Network australiana, con l’intenzione di integrare il satellite alle reti mobili esistenti, non di sostituirle. C’è pure una collaborazione con Apple per portare servizi satellitari su iPhone e Apple Watch compatibili, tra cui SOS emergenze, Messaggi, Dov’è e Assistenza stradale via satellite.
Una costellazione pensata per le zone più remote
Per coprire davvero tanto, Amazon Leo distribuirà i satelliti D2D su cinque orbite diverse, ognuna tarata su determinate fasce del pianeta. Tre gusci orbitali guarderanno soprattutto alle medie latitudini, dove si concentrano molte aree densamente popolate, mentre gli altri due, con inclinazioni maggiori, spingeranno la copertura verso le alte latitudini e le regioni vicine ai poli. Le quote andranno indicativamente dai 510 ai 580 chilometri, con inclinazioni che vanno dai 55,7 gradi del primo guscio fino agli 84 gradi del quinto, praticamente polare.
Per parlare con i dispositivi si useranno le bande L e S, mentre i collegamenti tra satelliti e stazioni terrestri sfrutteranno bande Ka e V ad alta capacità. La tecnologia a bordo sarà più raffinata rispetto ai satelliti classici, che si limitano a rimbalzare a terra i segnali ricevuti. Qui i satelliti elaboreranno i segnali direttamente in orbita e comunicheranno tra loro tramite collegamenti ottici via laser. Si aggiungono beamforming digitale e beam hopping per concentrare i segnali dove servono davvero, oltre a ricezione a doppia polarizzazione e sistemi di modulazione adattiva, capaci di privilegiare la velocità quando la connessione è buona e la stabilità quando le cose si fanno complicate.
La sfida a SpaceX entra in una fase nuova
Il progetto si muove in un settore dove SpaceX e la sua rete Starlink hanno già accumulato un bel vantaggio in termini di satelliti in orbita. Amazon però continua a costruire e conta di avviare il servizio fisso nelle prime fasce di latitudine entro la fine del 2026, mentre il D2D dovrebbe partire nel 2028 con la nuova costellazione. Lo scontro tra le due aziende è già anche politico e regolamentare. All’inizio dell’anno la società di Elon Musk ha chiesto alla FCC una costellazione che arriverebbe fino a un milione di satelliti, e Amazon ha reagito domandando alla commissione di respingere la proposta, definendola più un’ambizione fuori misura che un piano concreto. Il presidente della FCC, Brendan Carr, ha risposto invitando Amazon a occuparsi dei propri satelliti invece di presentare petizioni contro quelli della concorrenza.
Al di là del botta e risposta, con 5.105 satelliti potenzialmente destinati al D2D il progetto racconta quanto stia cambiando in fretta il modo di concepire la connettività mobile. Se la richiesta alla FCC dovesse ottenere il via libera e la tabella di marcia venisse rispettata, nel giro di pochi anni gli smartphone compatibili avrebbero una strada in più per restare connessi anche lontano dalle antenne cellulari.


